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Meglio sconnessi? Intervista a Frances Booth

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di Barbara Sgarzi
Ho già detto da qualche parte che sopporto poco sia i tecnofanatici che i tecnofobici (o neoluddisti, come piace chiamarli). Tutti gli estremismi, insomma. E che non avverto il bisogno di “disintossicarmi” dal web. Però mi piace dare spazio a tutte le voci e a tutti i fenomeni:
Bauman e Jurgenson, ad esempio, la pensano in modo molto diverso sugli effetti dell’online nelle nostre vite. In più Frances Booth, l’autrice del libro Felicemente Sconnessi, nella sua job description in calce alla mail scrive: digital distraction expert. E io, esperta di distrazione – colpa mia, non colpa del web; ero distratta da quando il web suonava nella cantine, per dire – non potevo che subirne il fascino. Sorpresa: non è una talebana della “vita vera”, non è un’oscurantista; da quello che ho capito, il suo consiglio è usare meglio, e non subire, gli strumenti online. A voi il giudizio – ed, eventualmente, il detox.



Parlare di “digital detox” equivale a dire che il web e gli strumenti che usiamo quotidianamente sono una sorta di veleno dal quale liberarci al più presto. Non vede alcun aspetto positivo nei nuovi mezzi di comunicazione e interazione? Certo, ci sono aspetti buoni e utili delle nuove tecnologie. Ma ciò che è iniziato come un gioco (un’occhiata veloce ai social media) si è trasformato in qualcosa che dobbiamo guardare sempre, altrimenti ci sentiamo tagliati fuori, e non riusciamo a scollegarci nemmeno per un’ora. Oppure, che uno strumento utile (per esempio la mail) è usato male, e le persone si sentono in dovere di rispondere immediatamente, avvertono la pressione di esserci sempre. Ma essere connessi costantemente non è salutare né produttivo. E non è la tecnologia che ce lo impone; siano noi stessi.
Probabilmente a volte usiamo gli strumenti nel modo sbagliato. Magari è dovuto al fatto che sono relativamente nuovi per noi: l’utilizzo costante detterà nuove regole.

Penso sia uno dei motivi, sì. Le cose sono cambiate rapidamente negli ultimi anni. Siamo stati così impegnati a tenere il passo con le nuove tecnologie che non abbiamo avuto il tempo di imparare a usarle in modo produttivo. Ora è il momento di farlo. Siamo noi a detenere il controllo e adattare la tecnologia alle nostre vite, non viceversa.
Lei partecipa a molti convegni e incontri per suggerire alle persone come gestire al meglio gli strumenti online. Cosa le chiedono, in particolare? Che tipo di auto cercano?
Trovano difficile staccarsi dai social media e spegnere lo smartphone. Mi dicono che non possono spegnerlo nemmeno di notte, perché lo usano come sveglia. Io rispondo: comprate una sveglia! Oppure dicono che il loro capo o i loro clienti si aspettano di trovarli sempre connessi. Ma spesso non è così: le aspettative che noi stessi ci fissiamo sono molto più alte di quelle che gli altri hanno su di noi.
Parliamo dei giovani, i cosiddetti nativi digitali. Rischiano di più? Cosa possono fare i genitori per insegnare loro a usare le nuove tecnologie al meglio?
Il mondo connesso è tutto ciò che i teenager conoscono. E devono affrontare passaggi di crescita difficili, come la costruzione di un’identità online. I genitori non devono mai smettere di parlare con loro di tutto e pianificare anche molte attività outdoor in famiglia (uscite, passeggiate, visite alle mostre). Devono fissare delle regole per l’uso degli strumenti online e rispettarle per primi: più della spiegazione, vale l’esempio. Spesso, infatti, sono i figli a lamentarsi dell’eccessivo uso dello smartphone da parte dei genitori, non viceversa.
In che modo lei vive online in un suo giorno tipo? Che strumenti e piattaforme utilizza?
In una giornata lavorativa utilizzo l’email, lavoro al mio sito e uso Twitter (@fran_booth). A volte controllo le mail una volta al giorno, a volte più spesso, dipende dalle giornate. Idem con Twitter. A volte programmo alcuni tweet, così da non dover esserci sempre. Quando però sono occupata con un progetto importante o complicato, spengo tutto: email, telefono, social media, tutto – così mi posso concentrare meglio su ciò che sto facendo. Durante i weekend e le vacanze, mi stacco completamente dalla mail e dai social media e spesso anche dal telefono. Penso sia possibile e soprattutto utile usare le tecnologie al meglio, senza essere usata da loro.
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Commenti

  1. L'avatar di Fantastica
    A scuola lo scorso anno in una quarta ho proposto, accogliendo peraltro l'invito pressante di una mia studentessa, la settimana del black-out informatico totale.
    Una specie di ritorno agli anni in cui ero adolescente io, situazione a cui loro erano molto interessati.
    E' andata bene: le resistenze maggiori sono venute dai loro genitori, preoccupati di non poter rintracciare i figli privi di cellulare e smartphone, ma con una buona organizzazione del dialogo, tale epr cui i ragazzi informavano sempre prima dove si trovavano e con chi, ce l'abbiamo fatta.
    Da quanto emerso in sede di valutazione dell'esperimento, l'apprezzamento maggiore è andato al fatto di "riuscire a studiare meglio"; "essere meno nervoso"; "dormire di più"; "incontrarsi con le persone in carne e ossa".
  2. L'avatar di Hellseven
    Sono d'accordo con te. Alla fine capita spesso che siano gli adulti a non offrire ai figlii un' alternativa al tecnologico/virtuale.
    Perché noi per primi non sappiamo dosarlo.
    ps ho corretto e messo l'apostrofo altrimenti già vedevo il 2 in rosso ....
    Aggiornato il 01/08/2014 alle 17:25 da Hellseven
  3. L'avatar di Fantastica
    [QUOTE=Hellseven;bt10144]Sono d'accordo con te. Alla fine capita spesso che siano gli adulti a non offrire ai figlii un' alternativa al tecnologico/virtuale.
    Perché noi per primi non sappiamo dosarlo.
    ps ho corretto e messo l'apostrofo altrimenti già vedevo il 2 in rosso ....:D[/QUOTE]

    E comunque, caro Hell, "disconnessi", perché "sconnessi" ha altro significato :)