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HYDE PARK SPEAKER'S CORNER

Un' altra pietra miliare della mia gioventù ...

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Un'altra condivisibile recensione di un altro grande libro che mi ha segnato moltissimo.
Dopo Meno di Zero Easton Ellis conoscerà la fama duratura con American psycho. ma secondo me la sincerità, l'onestà, la solitudine ed il dolore che sono racchiusi in questo libro non saranno mai replicati.

[B]Meno di zero, Bret Easton Ellis[/B] dal sito web Rockall

[URL="http://www.rockall.it/wp-content/uploads/2011/11/co_be_ellis1.jpg"][IMG]http://www.rockall.it/wp-content/uploads/2011/11/co_be_ellis1.jpg[/IMG][/URL]
Vi è mai capitato di leggere un libro ed essere convinti fino alla fine che non vi piaccia poi troppo, e dopo l’ultima pagina pensare che quel romanzo non lo saprete dimenticare?
Il paradosso è solo apparente: questo succede quando un libro vi entra dentro, supera i limiti modellabili del gusto e va direttamente a toccare i nervi scoperti.
[B]Bret Easton Ellis[/B] riesce a fare questo in [I]Meno di zero ([/I]Tullio Pironti Editore, 1986), raccontando le trasgressioni di giovanissimi americani che vivono negli ambienti artefatti degli studios cinematografici di Los Angeles. Ragazzi ricchi, viziati, molto soli, abbandonati alle droghe, al sesso, alla necessità di andare sempre oltre i limiti, senza riuscire a provare mai niente che renda la vita più desiderabile della morte.
Il minimalismo americano è uno stile semplice solo in superficie: dietro frasi brevi, dialoghi simbolicamente inconsistenti, Easton Ellis riesce a strutturare tutto il disagio di quella che i giornalisti amano definire la [I]generazione MTV[/I]. Le etichette però servono a chi ha bisogno di circoscrivere un fenomeno per poterlo controllare, per riuscire a non averne paura. È esattamente nel superamento di questa soglia che il romanzo di Easton Ellis diventa non più la semplice fotografia di una generazione, ma un quadro universale.
L’apatia, la paura di aprirsi ai sentimenti, l’isolamento, in sostanza le difficoltà nel fermarsi a guardare dentro se stessi, sono temi dell’uomo moderno, dovunque e comunque esso viva.
Per i protagonisti di [I]Meno di zero [/I]le droghe, il sesso, la prostituzione, le feste trasgressive non sono che atteggiamenti rituali: tutti hanno provato tutto, tutti hanno avuto rapporti sia etero che omosessuali con tutti.
La lettura diventa un cerchio concentrico, le situazioni si ripetono quasi con monotonia fino a quando anche chi legge non dà più alcun peso alle azioni, ma le scavalca, e di riflesso riesce semplicemente a capire che il tema trattato non è la trasgressione ma il vuoto sentimentale.
Più che la solitudine in sé a diventare universale è il senso di smarrimento.
Riesce ad essere quasi doloroso notare come, ad esempio, le sorelle minori del protagonista, poco più che bambine, passino il tempo guardando senza pathos film porno sdraiate sul letto della mamma, piuttosto che inventando giochi infantili ma dal gusto macabro, come sfidarsi a galleggiare a faccia in giù nella piscina “per vedere chi riesce a sembrare morta più a lungo”.
C’è un passaggio strabiliante in questo romanzo disperato, quello in cui Blair, la ragazza/non ragazza del protagonista, a fronte della fine della sua storia d’amore, delle orge, dell’abuso di droghe e alcol, degli aborti, dei tradimenti – il tutto vissuto in modo neutro, quasi passivamente accettato – investe accidentalmente un coyote lungo una strada laterale che sale per le colline di L.A.
In quel pianto, in quella sincera e profonda disperazione, si sfoga tutta l’incapacità di costruzione sentimentale e al contempo si evidenzia, sotto la fragilità emotiva ed emozionale, tutta l’umanità e la possibilità di provare empatia e passione, perché è solo congelata e non assente.
È un romanzo intenso e pieno di citazioni musicali, dai Led Zeppelin agli Human League, da Elvis Costello ai Culture Club. Un romanzo da non perdere.

Aggiornato il 29/07/2014 alle 21:21 da Hellseven

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Commenti

  1. L'avatar di sienne
    Ciao




    sienne
  2. L'avatar di Sbriciolata
    ciaoooo:)
  3. L'avatar di Hellseven
    Ciao benvenute. Purtroppo non ho niente da mangiare o da bere che possa offrirvi, vi dovete accontentare di due chiacchiere :)
  4. L'avatar di Minerva
    ho sempre avuto una certa antipatia per quel beone di buko
  5. L'avatar di Hellseven
    sarebbe interessante capire il perché. Di certo non c'è molto senso estetico nella sua opera, anzi è tutto molto decadente, lercio come lercia è l'umanità che lui racconta. Ma io ci ho trovato tantisisma onestà e sincerità. E per me in quel momento della vita era ed è tuttora qualcosa che vale molto.
  6. L'avatar di Minerva
    un po' scherzavo, un po' no.
    a volte ho avuto l'impressione di un compiacimento inutile e forzato
  7. L'avatar di contepinceton
    ciao napoletan,,,:p:p:p
  8. L'avatar di Hellseven
    ciao Conte
  9. L'avatar di Hellseven
    [QUOTE=Minerva;bt10129]un po' scherzavo, un po' no.
    a volte ho avuto l'impressione di un compiacimento inutile e forzato[/QUOTE]

    Devo dirti che leggevo Buk nel passaggio tra l'adolescenza tarda e i primi anni di università e in quella fase l'autocompiacimento non lo percepisci in genere. Ti lasci conquistare dall'effetto complessivo che il libro ti trasmette. Magari quelle parti che tu definsici di autocompiacimento erano per me quelle più toccanti, chissà. Dovrei provare a rileggerlo, ma ho sempre paura che toccare i miti del passato li smitizzi e ci resto male:)