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Infibulazione, il decreto choc del califfo potrebbe essere un “fake” della Rete
Due giorni fa la diffusione della notizia su siti e social: il «principe dei credenti» Abu Bakr al Baghdadi avrebbe imposto la pratica delle mutilazioni vaginali a tutte le donne. Le incongruenze del documento fanno però sorgere i primi dubbi. E il dibattito sulla barbarie di questi interventi torna in primo piano

ANSA

Il califfo dello stato islamico tra Iraq e Siria Abu Bakr Al Baghdadi

claudia carucci

Si è quasi sicuramente trattato di un «falso», una notizia costruita, gonfiata e poi inevitabilmente rimbalzata su siti on line e social network. Il che non esclude l’importanza e la gravità dell’argomento che, in questa occasione, ed è un bene, riacquista visibilità e riaccende il dibattito.

Stiamo parlando del «presunto» decreto emesso dal Califfo Abu Bakr al Baghdadi, guida dell’Isis , gruppo jihadista che lo scorso giugno ha proclamato la nascita dello Stato Islamico nella zona che si estende da Aleppo in Siria a Mosul in Iraq. In base al documento «tutte le donne dovranno subire l’infibulazione».



L’inizio del caso e le reazioni sdegnate del mondo politico.

Il decreto apparso su Twitter è stato rilanciato per la prima volta in data 22 luglio, due giorni fa, ma le più accreditate agenzie di stampa, pur assolvendo al loro dovere di cronaca, ne avevano immediatamente sottolineato la dubbia autenticità. Nelle ore a seguire la Rete stessa ha di fatto provveduto a smentire o se non altro a mettere in forte dubbio la notizia , attraverso alcuni blog specializzati nello smascheramento delle cosiddette «bufale». L’Ansa ne ha dato subito conto riferendo di un «falso redatto in modo approssimativo».

Per come era stata sviluppata nelle prime ore, la rivelazione parlava di una decisione da parte dell’auto-proclamato Califfo e «principe dei credenti» Abu Bakr al Baghdadi, secondo cui la pratica della mutilazione dei genitali femminili avrebbe dovuto essere applicata a tutte le donne dello Stato, bambine comprese naturalmente. Il documento aveva subito suscitato reazioni dal mondo politico e istituzionale italiano. «Il Califfato della brutalità» titolava il giorno dopo l’ Osservatore Romano; «pratica agghiacciante e medievale, dramma di dimensioni spropositate», era stata la definizione della deputata forzista Centemero; «deriva estremista pericolosa per tutte le donne», la posizione di alcune senatrici Pd che invocavano l’intervento immediato del ministro degli Esteri Mogherini dopo la dichiarazione del suo vice Della Vedova che aveva parlato di «fatto raccapricciante».

Ma le molte incongruenze del testo hanno invogliato gli «addetti ai lavori» ad approfondire e a smascherare quindi la «bufala» quasi certa.



Date, riferimenti a Maometto, fonti: ecco gli indizi che fanno pensare ad un “falso”.

Il documento di cui si parla riporta alcuni particolari «stonati». In primis le fonti, citate e usate per legittimare in senso «islamico» la presunta decisione del Califfo il quale, per altro non viene menzionato , come solitamente avviene, con tutto il suo apparato di nome di origine, patronimico, appartenenza tribale, ma solo con l’appellativo acquisito di battaglia. Baghdadi è stato promosso «Califfo» e «principe dei credenti» solo tre settimane fa. Eppure il «decreto», datato 21 luglio 2013, parla di Baghdadi come «nostro signore principe dei credenti» e «califfo».



Altri elementi che farebbero pensare a un «fake», ovvero una falsa notizia creata ad arte dalla Rete, riguardano le caratteristiche grafiche del documento. Sul «decreto» appaiono le insegne dello Stato islamico, «regione di Aleppo, provincia di Aazaz», a nord della metropoli settentrionale siriana. Ma i qaedisti hanno dovuto abbandonare la zona da diversi mesi, cacciati verso est dal variegato fronte di insorti siriani. Il testo afferma che «per proteggere lo Stato islamico in Iraq e nel Levante e nel timore che il peccato e il vizio si propaghino tra gli uomini e le donne nella nostra società islamica, il nostro signore e principe dei fedeli Abu Bakr al Baghdadi ha deciso che in tutte le regioni dello Stato islamico le donne debbano essere cucite».



Infine, in fondo al testo, una dubbia sequenza di presunti detti attribuiti a Maometto. In particolare si citano alcuni trasmettitori dei detti (ahadith) di Maometto, ma questi personaggi risultano sconosciuti - se non inventati - a chi studia la scienza dell’autenticazione degli ahadith di Maometto.



Il caso riporta in evidenza il dramma di una barbarie.

Insomma, grazie a coloro che ancora hanno voglia di approfondire e verificare la veridicità di alcuni argomenti in circolazione nel vorticoso mondo di Internet, parrebbe ormai assodato che il drammatico «decreto» del Califfo non sia di fatto mai stato emesso. Ciò che rimane è il perdurare di una realtà inaccettabile, la pratica dell’«infibulazione», ancora troppo diffusa nel mondo. E anche in casa nostra!



Che cos’è l’«infibulazione».

Per « infibulazione» si intende una pratica il cui nome deriva dal latino « fibula», che vuol dire «spilla». Ha come obiettivo il restringimento dell’orifizio vaginale e può essere a sua volta associata al taglio o alla rimozione di parti dell’apparato genitale della donna, come il clitoride. La si effettua per impedire alla donna di avere rapporti sessuali prima del matrimonio o anche per impedirle di provare piacere. Una donna su cinque cha hanno subito queste mutilazioni, vive in Egitto.



125 milioni di donne l’hanno subita. 40 mila solo in Italia

E vediamo i dati relativi al fenomeno. Sono oltre 125 milioni le ragazze e le donne viventi che, secondo l’Onu, hanno subito mutilazioni genitali nei 29 Paesi dell’Africa e del Medio Oriente dove questa pratica, condannata nel 2102 da una risoluzione dell’Assemblea Generale, è prevalente ed esistono dati per registrarne i numeri. Se l’attuale trend dovesse continuare, è l’allarme lanciato di recente dalle Nazioni Unite, circa 86 milioni di bambine in tutto il mondo rischiano di subire qualche forma di infibulazione da qui al 2030.



Oltre 100 milioni delle donne e bambine mutilate si trovano in 28 Paesi africani. Plan Italia, Onlus impegnata nella tutela dei diritti dell’infanzia, denuncia che in Egitto, Eritrea, Mali, Sierra Leone e nel nord del Sudan, il fenomeno tocca quasi la totalità della popolazione femminile (più dell’80%). Anche Somalia, Guinea, Gibuti registrano una alta prevalenza di mutilazioni con più di 9 donne e bambine su 10 tra i 15-49 anni sottoposte a tale pratica. E non vi è stato alcun calo significativo in paesi come Ciad, Gambia, Mali, Senegal, Sudan o Yemen.

Ma, come accennato, non si tratta di un problema solo dei Paesi in via di Sviluppo. In Italia si calcola che le vittime di questo intervento siano circa 40mila. È il dato più alto in Europa, che in totale conta 500mila casi. Secondo l’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), in Italia ogni anno ci sono 2/3mila bambine a rischio di essere infibulate. Nella sola capitale, dal 1996 ad oggi, sono state curate oltre 10mila donne immigrate vittime di questa pratica.



Nel nostro Paese è vietata. In alcuni Stati europei si può fare nei centri per tatuaggi.

Nel nostro Paese, la legge 7 del 9 gennaio 2006 vieta la mutilazione genitale femminile, punendo chi la pratica con punizioni fino a 12 anni di reclusione e, per il medico che ne fosse autore, con l’interdizione dalla professione. Secondo l’Inmp, in Italia ci sarebbero ancora alcuni medici e anziane donne delle comunità straniere che, a pagamento, praticano l’infibulazione, spesso senza anestesia e con strumenti non sterili.

Per aggirare le misure previste dalla nostra normativa, inoltre, le bambine vengono spesso ricondotte nel paese d’origine per subire la procedura. In molti paesi europei, denunciano varie associazioni, le mutilazioni vengono eseguite nei centri di chirurgia estetica o in quelli che effettuano piercing e tatuaggi.

Aggiornato il 24/07/2014 alle 16:31 da Minerva

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Commenti

  1. L'avatar di free
    anche qui, sempre a tirare in ballo il corano mal interpretato...ma SEMPRE???

    si vede che la bibbia è scritta meglio, quantomeno, l'ho già detto?:D