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Milano, 19 ottobre 2013 - Una giornata dedicata a Lea Garofalo, testimone di giustizia uccisa dall'ex convivente nel 2009, e al suo coraggio. Sono iniziati alle 10.30 i funerali e piazza Beccaria, in centro a Milano, era gremita di persone. La cerimonia è stata fortemente voluta dalla figlia Denise ed organizzata grazie alla collaborazione di don Luigi Ciotti, presidente nazionale di "Libera", e del sindaco del capoluogo lombardo, Giuliano Pisapia.
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LE TAPPE DEL CASO

Soddisfatta di questa giornata anche la sorella di Lea, Marisa Garofalo: ''E' giusto il fatto che abbia un funerale dignitoso''. E ancora: ''Avrei voluto che un po' di queste attenzioni le avesse avute in vita. Anzi, forse, ne avesse avute un decimo di queste e sarebbe ancora in vita''. Di certo ''non avrei voluto essere qui per un funerale''. Quindi si e' rivolta a Denise, la figlia di Lea. ''Sono qui per lei, per dire che le voglio bene e che sua zia e' dalla sua parte ed e' orgogliosa''.

E proprio la figlia Denise ha partecipato con un collegamento vocale da una località sconosciuta nella quale si trova per motivi di sicurezza. "Per me e' un giorno molto difficile", ha detto la ragazza ventenne con la voce rotta dall'emozione rivolgendosi alla madre morta," ma la forza me la stai dando tu. Se e'successo tutto questo e' solo per il mio bene e non smettero'mai di ringraziarti. Ciao mamma".

Verso mezzogiorno la cerimonia si è conclusa. A trasportare via il feretro sono stati il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, il presidente onorario di Libera, Nando Dalla Chiesa, oltre a due parenti di vittime di mafia. Tra gli applausi, sotto le note di 'Ave Maria' di Fabrizio De Andre', il feretro ha lasciato piazza Beccaria. Don Ciotti e Pisapia hanno fatto sapere che andranno a Pagliarelle, nel comune di Petilia Policastro, paese di Lea, "per dimostrare che la Calabria e' una terra splendida, e i calabresi sono gente splendida".



DON CIOTTI: "MARTIRE E TESTIMONE DI LIBERTA'" - ''Oggi non basta parlare di verita', dobbiamo cercarla'': lo ha affermato il presidente di Libera, don Luigi Ciotti nel suo intervento ai funerali di Lea Garofalo, durante il quale si e' anche rivolto ''ai tanti giovani inghiottiti dalle organizzazioni mafiose: contribuite a cercare la verita'. Noi non vi lasceremo soli''. Alla cerimonia, don Ciotti - che si e' definito ''un povero prete capace di vivere il vangelo saldandolo alla Costituzione'' - si e' commosso quando ha ammesso: ''Abbiamo oggi tanto dolore dentro, perche' non ce l'abbiamo fatta a salvarla''. Il presidente dell'associazione antimafia ha parlato di Lea come di ''una martire e testimone di liberta'. Hai deciso di rompere il silenzio e l'ingiustizia e il tuo cuore e la tua coscienza - ha proseguito rivolgendosi idealmente alla testimone di giustizia uccisa - sono sorgenti di liberta''.

Quindi, ha parlato del ''codice del silenzio delle mafie'' che Lea ''ha rotto'', avvertendo che ''a volte quel codice ce lo abbiamo anche noi, e' la nostra mafiosita'''. E alla piazza gremita da migliaia di persone ha aggiunto: ''Oggi vogliamo sentirci tutti calabresi e tutti milanesi. Qui c'e' l'Italia''. Infine, si e' rivolto alla figlia Denise: ''Oggi in realta' la tua mamma e' ancora viva, non e' morta. La memoria ci sfida all'impegno, ci commuove e ci fa muovere. Noi tutti siamo in debito con te''. E ha concluso: ''Denise, te lo abbiamo promesso, non ti lasceremo mai sola''.



IL SINDACO GIULIANO PISAPIA - "Non e' stato destino, malattia o incidente a uccidere Lea Garofalo. E' stata la violenza dell'uomo, di quegli uomini che le erano piu' vicini, perche' non hanno tollerato il suo coraggio, la sua forza, il suo carattere": lo ha detto il sindaco di Milano Giuliano Pisapia durante il suo discorso ai funerali di Lea Garofalo, la testimone di giustizia uccisa dalla 'ndrangheta nel 2009 a Milano. "Oggi, ancora piu' di ieri, posso dire che Milano e' citta' amtimafia" ha proseguito Pisapia. "Lea era consapevole che lasciare la complicita' criminale significava scegliere la paura e la solitudine, ma era un percorso di giustizia". "Lea - ha continuato il primo cittadino milanese - ha fatto rinascere la speranza". Pisapia si e' poi rivolto alla figlia di Lea, Denise, anche lei oggi sotto sorveglianza costante per le minacce ricevute dalla criminalita' organizzata: "Denise, ti abbracciamo, non ti abbandoneremo mai".



LA LETTERA A NAPOLITANO - Nel corso della commemorazione di Lea Garofalo e' stata letta una missiva mai spedita a Giorgio Napolitano, nella quale la testimone di giustizia uccisa dalla 'ndrangheta chiedeva aiuto al presidente della Repubblica. "Sono una madre disperata allo stremo delle sue forze. Mi trovo insieme a mia figlia isolata da tutto e da tutti" si legge. "Ho perso tutto - prosegue Lea Garofalo nella lettera del 2009 - il lavoro, ogni prospettiva di futuro, ma sapevo a cosa andavo incontro con la mia scelta. Non posso cambiare il corso della mia triste storia". Nella lettera, Garofalo chiedeva poi che il presidente della Repubblica rispondesse "alle decine di persone nella mia condizione. La prego, ci dia un segnale di speranza". E si firmava "una madre disperata".



IL SINDACO DI PETILIA AMEDEO NICOLAZZI - Petilia Policastro, il Comune del Crotonese che ha dato i natali a Lea Garofalo, non dimentichera' la testimone di giustizia fatta sparire a Milano nel novembre del 2009 il cui corpo e' stato ritrovato solo a distanza di anni. Al funerale è presente il primo cittadino di Petilia Policastro, Amedeo Nicolazzi, con il gonfalone del Comune ed una rappresentanza dei vigili urbani. "Fra le motivazioni - ha affermato Nicolazzi - che mi hanno spinto a partecipare a questa iniziativa vi e' la volonta' dell'Amministrazione comunale di ricordare Lea che, con il suo coraggio e la sua morte, e' divenuta un simbolo di legalita'".

"Prossimamente - ha aggiunto il sindaco - sara' istituzionalizzata nella citta' di Petilia 'La Giornata del Coraggio' che rendera' onore a Lea e a tutte quelle persone che hanno pagato con la vita i loro atti di coraggio. Per questo chiediamo sin da oggi la collaborazione dell'associazione Libera, presieduta da don Ciotti, che, con la sua esperienza e presenza nel territorio Crotonese, ci sara' di grande aiuto soprattutto nel coinvolgimento dei giovani". "E' nostra intenzione - ha concluso - intitolare un'area della citta' di Petilia a Lea, per non dimenticarla e lasciare un segno indelebile alle nuove generazioni, affinche' abbiano questo ricordo come esempio di coraggio e legalita'".



TRE ANNI FA IL FUNERALE A PETILIA - A Lea Garofalo era gia' stato reso omaggio il 21 ottobre di tre anni fa a Pagliarelle, la frazione di Petilia Policastro dove era nata l'ex testimone di giustizia. Nel 2010 - ad un anno dalla scomparsa di Lea - la popolazione di questo borgo di case addossate, negli anni del boom edilizio, le une sulle altre ai contrafforti della Sila, un funerale senza bara si raccolse nella chiesa della Vergine del Carmelo, dopo che un corteo partito dall'abitazione di famiglia si ritrovo' intorno all'altare sotto il quale venne posto lo striscione con la scritta "Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una sola volta". Fu un grido "silenzioso", interrotto da tanti singhiozzi, che ebbe il merito di evidenziare come la strada imboccata da Lea fosse l'unica da percorrere perche' la cieca violenza espressa da un oscuro potere su una donna coraggiosa non avesse mai piu' a ripetersi.



ROSANNA SCOPELLITI (PDL) - "La mia presenza oggi qui a Milano e' un dovere personale e istituzionale nei confronti di una donna cui noi tutti abbiamo un enorme debito di riconoscenza e di grande ammirazione per il suo coraggio". Ad affermarlo e' Rosanna Scopelliti, deputato del Pdl e membro della Commissione parlamentare Antimafia, nonche' presidente della Fondazione "Antonino Scopelliti", intitolata al padre assassinato dalla mafia nel 1991. "Come ricorda la figlia Denise dobbiamo ricordare Lea per la giustizia di tutti perche' il suo coraggio e la sua determinazione devono essere da esempio per quella Italia che ogni giorno si oppone - ha concluso la Scopelliti - mettendo in conto anche il rischio della propria vita, allo strapotere ed all'arroganza della violenza criminale e mafiosa".



BANDIERE, GONFALONI E SEGNALIBRI - Il palco allestito con corone di fiori e bandiere con la scritta "vedo, sento, parlo", preparate dall'associazione Libera. Alla sinistra del palco, i gonfaloni dei comuni di Brugherio, Policastro, Bellusco, Regione Molise e Lombardia, provincia di Milano ed altri. Sul palco, il gonfalone della città di Milano,listato a lutto. Alla folla, assiepata dietro alle transenne, sono stati distribuiti dei mazzi di fiori e un segnalibro con una foto di Lea Garofalo e la frase "In ricordo di Lea, la mia giovane mamma uccisa per il suo coraggio", a firma di Denise, la figlia di Lea. Più dietro, la piazza è piena di bandiere dell'associazione Libera.

Aggiornato il 19/10/2013 alle 17:05 da Minerva

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