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Sognando Chagall

il buon uso delle donne

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Tra le tante prescrizioni, e proibizioni sessuali, che pretendono di inquadrare i rapporti fra uomini e donne fino in seno alla coppia, le persone sposate della fine del Medioevo tengono conto soprattutto dell’appello alla moderazione, che le “autorità” mediche raccomandano, anch’esse fin dall’Antichità, a chi vuole una discendenza sana e numerosa. Questo non significa che ogni matrimonio sia stato dettato dalla riflessione, e che ogni moto passionale sia stato bandito dalla <<vita familiare>>. Ma l’ideale del buon matrimonio, che la letteratura morale o satirica tende ad imporre ai tre ultimi secoli del Medioevo, deplora gli eccessivi ardori, l’intemperanza dei desideri, assimilati ad un ingordigia alimentare che distruggerebbe l’equilibrio interno degli umori. <<Usa temperatamente con lei [la tua moglie], e non ti lasciare punto trasandare>>: questo consiglio di un Fiorentino ai suoi figli eviterà loro di <<[guastarsi] lo stomaco e le reni>>, di avere solo figlie oppure figli <<tisichi>>, di vivere lui stesso <<tedioso ed ondoso e maninconico e tristo….>>.

Il “buon uso” delle mogli vuole, in effetti, che si diffidi costantemente delle loro esigenze. Il loro corpo, così necessario alla sopravvivenza dei lignaggi, è sottomesso ad una natura troppo incostante. Mal governato dalla ragione incompleta che è tipica delle donne, questo corpo esige dal suo “signore”, il marito, una soddisfazione prudente e regolare degli appetiti senza che il marito stesso si abbandoni alla vertigine dei sensi; il che rovinerebbe la sua autorità…..

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