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Sognando Chagall

la bellezza del somaro

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Marcello Ŕ un architetto di successo, un marito distratto e un
padre (troppo) amicale. Marina Ŕ una psicologa disadattata, moglie trattenuta e madre 'eco-solidale'. In mezzo c'Ŕ Rosa, liceale di diciassette anni e secchiona irriducibile. Invaghitasi di Armando, un uomo anziano e composto dentro una giacca di tweed, lo invita nella tenuta di campagna dei suoi, decisa a mettere alla prova le loro idee progressiste. Armato di saggezza e piena consapevolezza di sÚ e della sua etÓ, il senile fidanzato di Rosa costringerÓ Marcello e Marina a rivedere la loro relazione e la loro condotta esistenziale. In un fine settimana di straordinaria follia, assediato da un coro di amici sull'orlo di una crisi di nervi, i coniugi Sinibaldi e la giovane prole daranno uno schiaffo al conformismo, provando a vivere una vita pi¨ autentica.
Terza volta dietro la macchina da presa per Sergio Castellitto, che per l'occasione privilegia il registro della commedia. Dopo il nullafacente Libero in fuga dal sud (Libero Burro) e il chirurgo Timoteo sull'orlo di un amore impossibile (Non ti muovere), Castellitto conduce in campo una coppia di genitori confusi davanti al sentimento della propria "cucciola" per un uomo pi¨ anziano di lei. Ispirato da e risultato di un racconto lungo di Margaret Mazzantini, La bellezza del somaro Ŕ una sit-com progressista che sostiene con esaltata ironia il provvisorio vacillare delle coscienze borghesi. Coscienze convitate alla tavola di un casale spalancato sulla campagna toscana, a intendere l'apertura mentale di coloro che la abitano. Attraverso una commedia grottesca, Castellitto descrive una societÓ che scivola verso un'irreversibile decadenza, una borghesia indecente che vagheggia un'etÓ (anagrafica) perduta, incapace di inseguire la virt¨ e accanita nel vizio della giovinezza. A ridimensionare i predoni della nuova e caduca societÓ ci penserÓ l'Armando "bianco" e misurato di Enzo Jannacci, che come il personaggio omonimo intonato nella sua celebre canzone "cade gi¨" dal cielo a miracol mostrare. Reduce fiero della vita Ŕ il termometro impietoso dei caratteri e delle emozioni della nutrita comitiva che lo circonda, annoiata, narcisista e memore soltanto dei propri successi passati.
Le intenzioni di Castellitto, di qua e di lÓ dalla macchina da presa, sono le migliori ma il film finisce troppo presto per svelare l'ansia di (di)mostrare di essere un regista importante che fa cose altrettanto importanti. La bellezza del somaro, nonostante dichiari una scansione accuratamente teatrale, Ŕ viceversa prossimo alla televisione nel linguaggio e nei modi di rappresentazione. ╚ teatro filmato sulla crisi della famiglia e sul rapporto tra genitori e figli, disseminato qua e lÓ con funzione nobilitante da pillole di cultura (le citazioni di Cechov e le atmosfere alla Cechov, il libro dello junghiano James Hillman, le lezioni di Nabokov) pronunciate con solenne sicumera da questo o quel personaggio. Un film ombelicale, chiuso in se stesso che non porta tracce del mondo tout court, che si agita sotto una campana di vetro, come se non ci fosse altro fuori dal rapporto che lega la famiglia dei tre protagonisti. E quando l'attore-autore sembra finalmente portare i personaggi vicini al punto di rottura, il momento cioŔ delle scelte e dell'assunzione di responsabilitÓ, la commedia adotta la soluzione pi¨ facile, escludendo l'Armando (con cui la figliola, sia chiaro e affermato nel film, non farÓ mai sesso) e ricompattando il gruppo di famiglia in un interno sconsolante.
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