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Fantastica

Cose ridicole

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Paccottiglia sentimentale, non sentimenti. I sentimenti sono una cosa seria, maledettamente seria.
Passeggiando per strada si guardano gli altri venirti incontro.
Se non sei proprio distratto da pensieri ossessivi, vàluti… “mi piace”/”non mi piace” e associ allo squallore di un pomeriggio qualunque -che sarebbe squallido se nella tua vita non ci fosse questo e questo e quest’altro, ecc.- l’uniformità deprimente dei corpi che incontri -non me ne piace nessuno-, soprattutto quelli delle donne, così opalescenti e indistinti nei loro sguardi distanti, come svuotati di dolcezza, miseri…
Forse ciascuno è qualcuno.
Forse.
Te lo dici come una speranza nel domani, ma ci credi pochissimo. Pensi ai film di Rohmer, ai sui racconti stagionali, e ti ricordi di queste personcine garbate che li abitavano: persone comuni, ma non qualsiasi né qualunque.
Ricordi che un tempo era più facile restare impressionati, forse perché si usava la carta e si usava la biro per scrivere. E se c’erano delle rughe, incisioni, beh, c’erano, eppure non si notavano, perché i visi avevano luce. In nessuno dei corpi che ti vengono incontro cogli una nota, una luce di grazia…
Tanto sentimentalismo, oppure il deserto, romanticismo nullo, come quando ti sceglievano lo sposo o la sposa.
Anche adesso è così, la sola differenza è che -credi- scegli tu: infatti non c’è nessuna, ma proprio nessuna, ragione che non possa essere di mero calcolo di convenienza -anche morale, non materiale- per cui io-tu dovremmo scegliere quel corpo lì, proprio quello, e non quello là, quell’altro là, tanto indifferenti sono. Anche oggi è esattamente uguale questa o quella, solo che è più ipocrita: ti credi innamorato o innamorata, solo perché ti scoccia ammettere (ti hanno convinto che sei unico, magari dicendoti che guidi un’auto unica, il che è manifestamente un’idiozia colossale, essendo l’auto un oggetto di serie) che stai invece semplicemente e banalmente -e non c’è nulla di male in questo- realizzando un programma di specie, un programma che anche tu come quasi tutti nutri in testa, e che prevede che tu assolva ai tuoi doveri riproduttivi. Cresci e moltiplicati! Esecuzione di programma, altro che amore. Perché non si dà innamoramento senza impossibilità, ostacoli, asprezze e quindi lotta, battaglia, a volte guerra. E chi è quel pazzo che fa la guerra per avere il grano di cui dispone già in abbondanza per andare a prenderne di uguale al vicino col rischio di inimicarselo?
Come sono ridicole le scritte a caratteri cubitali sul selciato davanti alle scuole, e non perché sono eccessive, perché anzi l’eccesso è dell’amore, ma perché sono imitazioni di gesti già visti già sentiti già usati, non hanno nulla di quello slancio creativo che è uno dei meravigliosi effetti dell’amore; come sono ridicoli i lucchetti ai ponti, come sono ridicole le dichiarazioni urlate dalle pagine dei quotidiani acquistate a caro prezzo per san valentino… sproporzioni dettate dall’inanità del cuore che deve abbigliarsi di qualche incantamento pubblico per convincere se stesso dell’esistenza di un qualche intimo sentire.
Non è innamorato chi non rinuncia, nemmenio quando pensa di esserlo, all’esibizione, alla dichiarazione, alla pubblicità…
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