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Sognando Chagall

culto della bellezza I parte

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La bellezza è tale per cui chi non ce l'ha darebbe tutto per averla e chi ce l'ha, invece, farebbe tutto per preservarsela. Vero è che oltre alla Bellezza esteriore, sorgente primigenia, esiste anche un'altra bellezza, quale quella interiore. Ma non è un caso se per gli antichi la seconda è subordinata alla prima. Essi credevano, infatti, che difficilmente un bel corpo potesse albergare in una brutta anima. É dell'avvenenza di Dione che Platone s'innamora, solo in secondo luogo del suo nobile spirito. Ahimè, tuttavia, non possiamo dire altrettanto noi contemporanei riguardo alla diretta coincidenza tra un bel corpo e una bell'anima. Questo perché con il trascorrere degli evi il culto della bellezza è mutato sempre più in un culto della cosmesi. Non che ci sia nulla di male a preservare un dono, quale quello della bellezza appunto, che tanto generosamente la natura materna ci ha elargito. Gli inventori della cosmesi, ovvero di una sotto-categoria della bellezza, furono gli antichi egizi. Per ciò stesso non è tanto la cosmesi in sé e per sé che io depreco, quanto però un uso eccessivamente frivolo della medesima, che ha portato al conseguente fraintendimento secondo cui: la bellezza del contenuto viene equiparata a quella della scatola. Questo non va affatto bene, e cioè: un conto è l'involucro e un altro è il suo nucleo. Confondere le due cose è stato il passo fatale che ci ha portato alla cultura della mera apparenza esteriore, composta prevalentemente da un involucro privo del suo nucleo autentico.
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