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Sognando Chagall

hachiko

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Commenti

  1. L'avatar di Sbriciolata
    mi ricordo il pomeriggio in cui ho visto il film: tutta la famiglia a piangere sul divano.
    Mia figlia ha pianto anche il giorno dopo.
    Da allora come sentiamo il titolo cambiamo canale.
    Terribile.
  2. L'avatar di Nausicaa
    Grazie.
    Ora so che non lo vedrò MAI.

    Sul serio, mi avete salvato. Se tua figlia ha pianto due giorni, io penso sarei arrivata a una settimana.
  3. L'avatar di sienne
    Ciao,
    in effetti ... ringrazio pure io!
    certi film hanno la capacità, di perseguirmi per giorni ...
    se sono tristi ...

    sienne
  4. L'avatar di Minerva
    mi ha ricordato max per il fatto che è morto nel sonno nella stessa posizione.
    dolce cagnolone adorato
  5. L'avatar di Arianna


    La leggenda di Hachiko e Lampo


    01 novembre 2009 — pagina 25 sezione: Spettacolo

    PIOMBINO. Uomini e cani. E soprattutto amore e fedeltà da parte di questi ultimi verso i propri padroni. Di tale argomento parla il film “Hachiko: a dog’s story”, uscito negli Stati Uniti il 13 giugno scorso, presentato al recente Festival di Roma e di prossima uscita nelle sale italiane.
    Anche se per il momento non c’è una data precisa.
    L’ambientazione della storia - una stazione ferroviaria - non può non ricordare le vicende di un altro cane, molto più vicino a noi, rispetto al collega giapponese: il suo nome era Lampo, e come un fulmine capitò, trasportato da un treno merci, un giorno di tanti anni fa, a Campiglia in provincia di Livorno.
    Già soggetto di un film giapponese del 1987, oltre ad alcuni libri, Hachiko, cane di razza Akita, dal manto bianco, nato a Odate nel 1923, è entrato nella cultura nipponica come simbolo di assoluta fedeltà e profondo affetto nei confronti dell’uomo. Il film dello svedese Lasse Hallström, autore di titoli come “Buon compleanno Mr Grape” e “Chocolat”, ne riprende gli avvenimenti, confermando anche oltreoceano l’incredibile e malinconica avventura.
    Non solo l’ambientazione di questo film rimanda comunque alle vicende del “toscano” Lampo, protagonista di un’altra storia, ugualmente emozionante e forse persino più straordinaria, anche se ancora non trasposta sul grande schermo.
    Era un afoso agosto del 1953, quando alla stazione di Campiglia scese da un treno merci un cane, diventato il protagonista del libro “Lampo il cane viaggiatore”, scritto dal piombinese Elvio Barlettani nel 1962, pubblicato da Garzanti e tradotto in seguito in tutto il mondo.
    «A prima vista, era un cane comunissimo, di taglia media, di razza indefinibile, dal pelo lungo e bianco, toppato di marrone sul rossiccio», così Barlettani descrive quella bestiola arrivata da chissà dove fino alla stazione di Campiglia, luogo che Lampo avrebbe eletto come propria residenza e dove, dopo la sua morte, gli è stata costruita una statua.
    Ma torniamo per un attimo al Giappone. Adottato all’età di due mesi dal docente universitario del dipartimento agricolo di Tokyo, Hidesamuroh Ueno (interpretato nel film da Richard Gere), Hachiko era solito accompagnare il padrone pendolare per lavoro, al binario della stazione, per poi tornare a “riprenderlo” nel pomeriggio, al suo ritorno. Ma circa due anni più tardi il professore muore, non scendendo più da quel convoglio.
    È da questo tragico evento che Hachiko raccoglie l’attenzione dei ferrovieri e dei visitatori della stazione di Shibuya, quindi dei media: regolato da una sorprendente perseveranza e da altrettanta dedizione, il cane continua per i successivi dieci, fino alla morte, a presentarsi al tacito appuntamento.
    È possibile vedere ancora oggi il suo atteggiamento di ferma attesa nella statua, collocata fuori dalla stazione di Shibuya.
    Per capire il senso della vicenda di Hachiko nella considerazione del popolo giapponese, si pensi al fatto che la notizia della sua morte fu riportata sulle pagine di tutti i giornali, e che fu indetto un giorno di lutto nazionale.
    Italia. Toscana. Provincia di Livorno. La storia di Lampo si discosta dall’emblema della dedizione al padrone, come nel caso di Hachiko, per allargarsi alla personalità duttile di un animale straordinario, dotato di una sorta di temperamento quasi umano.
    Seppur esemplare senza padrone, allergico a costrizioni e apertamente fiero, nonché poco incline a subire torti, Lampo scelse Elvio Barlettani e la sua famiglia, come compagni di vita, o meglio, di viaggio. E lo scalo ferroviario campigliese quale rifugio, prediligendo nello specifico l’ufficio gestione biglietti, reparto dove lavorava appunto Barlettani.
    Cane singolare Lampo, che alternava i momenti familiari, con occasioni di isolamento; la vicinanza della piccola Mirna, figlia di Elvio, agli spostamenti liberi; l’amorevole presenza, con un’ indole indipendente. Forte di un’eccezionale capacità istintiva, riusciva a muoversi sui treni con inspiegabile perizia, riconoscendo abilmente la differenza tra un diretto e un rapido, per viaggiare da nord a sud lungo la ferrovia Tirrenica e per spingersi negli anni sempre più lontano da Campiglia, per poi ritornarvi regolarmente e senza particolare affanno. Naturalmente sempre viaggiando in treno.
    Lampo amava arrivare a Piombino in tempo per accompagnare Mirna a scuola, tornare a Campiglia e a fine mattinata di nuovo in treno per aspettarla all’uscita delle lezioni.
    Aveva anche uno spiccato intuito nell’individuare le carrozze ristorante dei convogli, riuscendo quasi sempre a rimediare qualche boccone saporito; salvo poi restare deluso e irritato con quanti azzardavano farlo oggetto di scherzi. Per due volte cercarono di allontanarlo, seguendo le rigide regole delle Ferrovie. Inutilmente: lo misero sul direttissimo per Napoli ma dopo 5 mesi Lampo tornò a casa, a Campiglia.
    Hachiko, ammirato, e accarezzato da tutti per l’incessante e fissa insistenza, considerato alla stregua di un portafortuna, con tanto di pellegrinaggio alla stazione di Shibuya, sembra quasi non reggere il confronto con Lampo, più uomo degli uomini, con pregi e difetti. La sua morte - investito da un treno - segnò la tristezza per la perdita di una creatura unica, «un oscuro cane bastardo venuto chissà da dove», per piombare sfacciatamente nel cuore della ferrovia: «Sembra che sia stato uno di noi a rimanere sotto. Era uno di noi!».
    - Francesca Lenzi

    http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/...1PO_LT101.html