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Sognando Chagall

la trappola pirandello

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Novella del 1912, «La Trappola» è un racconto che Pirandello intride di filosofia tedesca del suo tempo, da Schopenhauer a Nietzsche: con l’ironia amara e la feroce misoginia che lo rendono unico, il genio assoluto dell'autore siciliano in quest’opera raggiunge uno dei punti più alti della sua poesia, condensando in un breve atto unico diversi temi a lui cari. Dalla contrapposizione tra vita e forma, al relativismo, alla fragilità delle convenzioni sociali, alla natura sfuggente dell’identità, in «La Trappola» il protagonista si trova a confessare a un anonimo interlocutore le proprie ossessioni, affermando l’inconsistenza della persona in quanto costrutto psicologico e sociale.
Il protagonista vive da scapolo con il vecchio padre, ormai condannato lui stesso a una vecchiaia fatta di solitudine e castità, in una casa che è una trappola. Il pensiero di quest’uomo è una trappola. Il venire al mondo dell’uomo è cadere nella trappola. Le donne sono trappole. I sentimenti, le opinioni, le abitudini, i concetti sono trappole. Il corpo stesso intrappola la vita condannandola alla morte.
La trappola del titolo è un doppio meccanismo: da un lato quella che costringe la vita, nel corpo e la condannata a morte; dall’altra quelal che s’incarna nella figura femminile che irretisce l'uomo. Nel testo una vicina di casa, donna sposata che non può avere figli da suo marito perché impotente, decide di sedurre il protagonista della novella, strappandogli una gravidanza e per poi abbandonarlo, tornando dal legittimo coniuge.
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