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Sognando Chagall

gli scheletri di bergoglio

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1 - BUENOS AIRES FESTEGGIA IL SUO PAPA E LA KIRCHNER SI RICONCILIA CON L'AVVERSARIO
Omero Ciai per "la Repubblica"

Prima immagine: nella cattedrale di Buenos Aires migliaia di fedeli acclamano l'elezione del cardinale Bergoglio. Seconda immagine: il Parlamento. Quando arriva la notizia che l'arcivescovo di Buenos Aires è il primo latino-americano a salire sul trono di Pietro nell'aula è in corso un omaggio postumo al presidente venezuelano Hugo Chávez.
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L'opposizione chiede di interrompere l'atto per acclamare il nuovo Papa, ma la maggioranza peronista si rifiuta e nell'aula volano insulti finché dai banchi dell'opposizione i deputati non iniziano ad applaudire. Basterebbero questi due flash per raccontare in che modo l'Argentina ha accolto l'elezione di un suo figlio alla massima carica della Chiesa cattolica. Per Cristina Kirchner è un brutto colpo. Lei e suo marito non hanno mai amato Bergoglio. Come, per le accuse di aver fatto poco contro i generali della dittatura, non lo amano las madres de Plaza de Mayo e tutti coloro che si sono battuti per la ricostruzione della verità sui crimini dei militari.
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Per Nestor l'arcivescovo di Buenos Aires era "il capo dell'opposizione al suo governo", con Cristina, che divenne presidente poco prima della morte del marito, il momento più difficile fu quando Bergoglio si oppose con fermezza alla legge sui matrimoni gay. All'epoca, due anni fa, l'arcivescovo guidò la marcia convocata contro la legge e ordinò a tutti i sacerdoti del paese di ricordare nelle loro messe l'ostilità della Chiesa alle unioni omosessuali.

Ora, le dichiarazioni ufficiali, stemperano i difficili rapporti del passato e la "presidenta" d'Argentina nel suo comunicato di saluto - ma su Twitter ha tardato un'ora per pronunciarsi - esprime il desiderio che il pontificato di Jorge Mario Bergoglio dia buoni frutti per «la giustizia, l'uguaglianza, la fraternità e la pace nel mondo».

Cristina ha anche detto che sarà a Roma per la messa inaugurale del Papa argentino. Un segno di riconciliazione con il nemico. Ma come dimenticare gli sgarbi reciproci di questi anni? In Argentina il 25 maggio è festa nazionale e la Chiesa locale ricorda gli avvenimenti che diedero inizio all'indipendenza dalla Corona spagnola nel 1810 con un Tedeum. I Kirchner, Nestor e Cristina, hanno spesso evitato di partecipare alle messe di Bergoglio presenziando agli atti in altre chiese del paese.

Però, bisogna anche aggiungere, che in tempi recenti, dalla parte del governo e da quella della Chiesa, sono stati fatti appelli e sforzi per superare le differenze. Un esempio su tutti è la polemica sulla nuova legge dell'aborto messa nel cassetto da Cristina proprio per evitare nuovi scontri con i vescovi.

L'altro aspetto polemico dell'esperienza pastorale del nuovo Papa in Argentina riguarda gli anni dell'ultima dittatura militare (1976-83). L'arcivescovo ha sempre respinto tutte le accuse e da presidente della Conferenza episcopale chiese perdono e spinse la Chiesa a rendere pubblico un Mea culpa, nel trentesimo anniversario del colpo di Stato, per gli «errori commessi» in quegli anni. Ma l'addebito è pesante.
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Durante la dittatura Bergoglio avrebbe lavorato all'interno della congregazione dei gesuiti per allontanare quelli che erano più critici con i militari e che denunciavano le violazioni dei diritti umani. Secondo un'inchiesta giornalistica sarebbe stato il responsabile della "sparizione" di due gesuiti.

Figlio di immigrati italiani, Papa Francesco, il primo pontefice gesuita nella storia della Chiesa, è conosciuto come un conservatore ed un uomo molto riservato con una grande attenzione ai poveri e all'impegno sociale. Famose restano le sue posizioni
molto critiche sul Fondo monetario internazionale e sul liberismo. Vive modestamente in un piccolo appartamento, ha rinunciato ai lussi del suo rango, prende i mezzi pubblici per spostarsi in città e visita spesso le zone più povere del Gran Buenos Aires.

Di più: prendeva sempre un posto in classe economy sugli aerei quando viaggiava. Festeggia Maradona e con lui Macri. «Allegria e orgoglio», sono state le prime parole del sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri (oppositore dei Kirchner), all'annuncio della notizia mentre la città era in festa. «Per tutto il popolo di Buenos Aires è una fonte di ispirazione e un modello di vita cristiana».


2 - IL SUO GRANDE ACCUSATORE VERBITSKY "MOLTE LE TESTIMONIANZE CONTRO DI LUI"
Omero Ciai per "la Repubblica"

«Papa Francesco è un uomo molto abile», dice il giornalista Horacio Verbitsky, un'autorità in fatto di diritti umani in Argentina, grande accusatore in passato dell'arcivescovo Bergoglio e presidente del Cels, il gruppo di avvocati che difende le vittime della dittatura. «Per anni ho cercato una foto che lo accusasse e non la ho mai trovata».

Che foto?
«Durante la dittatura la congregazione di cui faceva parte organizzò una cerimonia in omaggio all'ammiraglio Massera, uno dei capi della giunta militare, ma quel giorno Bergoglio non c'era».

Dunque quali ombre ha raccolto sul suo passato?
«Ho scritto due libri raccogliendo testimonianze di padri gesuiti che narrano le ambiguità di quel periodo e, in particolare, la vicenda di due preti che finirono tra i "desaparecidos". Non ci sono prove schiaccianti ma quello che raccontarono a me fu l'operazione di pulizia condotta fra i gesuiti contro coloro che si opponevano ai militari e volevano denunciare le violazioni dei diritti umani ».
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In generale l'atteggiamento della Chiesa argentina in quegli anni fu molto tiepido verso la dittatura...
«Non di tutti. C'erano i sacerdoti che collaboravano con la dittatura e andavano sui "voli della morte" per dare l'estrema unzione agli oppositori che venivano gettati nel Mar della Plata. Ma ci furono anche tanti che aiutarono le vittime di quegli anni».

Papa Francesco ha fatto "mea culpa" per la Chiesa...
«Certo anche questo fu un gesto importante. Io però rimango fra quelli che hanno combattuto affinché non diventasse Papa e ho perso la mia piccola battaglia».
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