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Discussione: Primo romanzo tradinet

  1. #1
    Egocentrica non in incognito L'avatar di Tebe
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    Primo romanzo tradinet-Prefazione di JON

    Allora...visto che incredibilmente abbiamo dei lettori raccolgo qui solo i pezzi del romanzo e usiamo di là solo come discussione per la trama.

    Non correggo nulla, poi l' editing lo faremo, direi che importante come stiamo facendo, di mettere punti fermi nella trama
    (le fate alate sono zoccole e i Dormienti scopano da Dio)


    JON ha scritto un pezzo.
    Io lo metterei all'inizio di tutto.
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    Si, l'assoluto non era quello che tutti credevano.

    Nell'immaginario di tutte le stirpi vi era il sentimento comune per cui al di sopra di tutto doveva inevitabilmente esserci qualcuno o qualcosa.

    L'assoluto in realtà era un'inconscia visione comune, di una nuova e futura stirpe, distorta dal timore del destino che li attendeva e che tutti alteravano a piacimento per paura della morte.

    L'assoluto, che tutte le stirpi bramavano come fonte di salvezza, rappresentava invero la loro fine naturale. Nulla di più.

    Come nella teoria del big bang, tutte le stirpi tornano alla loro fonte di origine ed implodono, e fondono, nel processo che darà inizio ad una nuova era dominata da una nuova razza che, come nell'era precedente, subirà mutamenti e alterazioni in maniera del tutto casuale a seconda degli eventi.

    Ma non è detto che la storia possa ripetersi. Tra tutte le stirpi, gli umani rappresentavano sicuramente quella degli esseri senzienti più equilibrati è dotati di intelligenza superiore. Tra questi vi era Jon O., scienziato, che da tempo studiava le proprietà mnestiche del dna umano. Lui, che della teoria dell'origine delle razze aveva maturato le sue consapevolezze, sapeva benissimo che gli umani erano la razza geneticamente eletta alla vita, allo stesso modo conosceva le cause dei mutamenti a cui era stata sottoposta per finire divisa in stirpi. Egli tentava di fare qualcosa che non era mai accaduto nell'avvicendarsi delle ere. Sebbene confinatamente al solo destino dell'umanità, tentava con i suoi esperimenti di modificare il passato e il futuro nel tentativo di trasferire il seme della consapevolezza umana ai posteri.
    Ultima modifica di Tebe; 06/11/2012 alle 18:27

  2. #2
    Egocentrica non in incognito L'avatar di Tebe
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    (1) L'INIZIO di Tebe

    Anno 2035.
    Gennaio, h 22 e 30.
    Parigi

    -Dottoressa, ancora qui?-
    Tebe si voltò verso la voce, sorridendo appena. Non aveva la forza nemmeno più per quello -Si Alan, ancora qui. Anche se i cadaveri non scappano c'è un sacco di lavoro arretrato.- si passò una mano dietro la nuca, stiracchiandosi.
    Alla morgue c'era davvero un sacco di lavoro ultimamente. Non che a Parigi non morisse nessuno, anzi ma quello che Alan davanti a lei non sapeva, come la maggior parte degli umani non sapeva era che...non tutte quelle morti erano naturali. No.
    La sua gente, i Grigi o Guardiani, camminavano tra gli umani da secoli cercando segni e lottando per...
    Rise tra se e se. I segni. Che parola ampollosa alla Tolkien. Però in effetti...Tolkien era stato uno di loro. Dei grigi. Che ad un certo punto aveva dato in pasto al pubblico il signore degli anelli ma sulla falsa riga di quello che lui era. E lei era. E molti altri erano. Nascosti. Fintamente umani. In ogni angolo della terra. Anche i più sperduti.
    Medici, poliziotti, modelle, casalinghe, premi nobel.
    Chiunque.
    Come chiunque potevano essere gli altri.
    Tebe chiuse gli occhi sorseggiando caffè.
    -Dottoressa scusi ma...- Alan, il gracile ed ossuto omucolo che sembrava sempre spaventato cominciò ad annusare l'aria. Snif snif. Finchè...-Oh...mi scusi. E' lei...-
    Tebe rise, annusandosi pure lei una manica del camice che prima, molte ore prma, era bianco. Ora sembrava solo un camice da macellaio.
    -Si, sono io. Non hai saputo del cadavere in umido?-
    Lui fece ancora di più la faccia spaventata. Lavorava alla morgue, ma solo come centralinista ed aveva una particolare avversione per tutto ciò che era morte. Anni che tentava di farsi traferire ma...
    -Preferirei non saperlo dottoressa, ecco io...spero lei non si offenda...-
    Ma Tebe ormai era partita-...non hai idea Alan quando abbiamo dovuto svuotare la body bag. Non c'era più un cadavere ma un liquame gelatinoso, verminoso e con un odore che...beh quello si sente. Sono anche senza macchina stasera, quindi devo prendere i mezzi e puzzo come se fossi io in decomposizione...Pazienza. Sono certa che non mi infastidirà nessuno. A proposito ma sai qual'è la cosa più strana? Che alcuni parti di tessuto non erano liquide ma saponificate. Come se un pezzo del cadavere fosse stato decomposto dentro la body bag e un altro in acqua per poi essere di nuovo riuniti...perchè sei verde? Ok la smetto. Buona serata Alan e buon lavoro.-

    Tornò in ufficio, si infilò il cappotto chiaro dal taglio maschile, appena sopra il ginocchio. Si raccolse i lunghi capelli scuri sotto una specie di coppola di lana e si avvolse in una sciarpa pelosa rosa confetto.
    Quando uscì dall'edificio in acciao e metallo quasi le mancò il respiro.
    Il freddo erano piccoli uncini che si aggrappavano alla sua pelle,che le si infilavano nel naso, nella gola. Ferendola.
    Era un inverno gelido. Il più freddo degli ultimi trent'anni. Un classico. Quando il resi stavano risvegliando la temperatura della terra diminuiva. Una mini era glaciale avrebbero detto gli studiosi.
    Colpa dell'ozono, dello smog, effetto serra.
    Si certo. Anche. E sarebbe stato preferibile che fosse stato quello.
    Camminò veloce verso la metropolitana, si infilò dentro l'ascensore insolitamente deserto e schiaccio meno 17.
    Sorrise. Solo quelli del suo popolo potevano vedere il piano 17. Gli umani e gli altri no.
    Come molte altre cose.

    Il viaggio fu breve. Una lieve scossa e le porte si aprirono con un sibilo.
    Uscì, respirando a pieni polmoni l'aria della sua terra. Era.Una dimensione parallela a quella terrestre, da sempre esistita.
    Hen-che-han. Bentornata a casa.
    Tebe sorrise al suo vero nome, alzando lo sguardo verso le due emormi statute a forma di cobra reale. Immobili e magnifiche stagliate verso un cielo azzurrissimo.
    Si spogliò di ogni indumento umano e con un brivido di piacere dispiegò le piccole ali a farfalla trasparenti facendole muovere velocissime nell'aria calda e profumata. Nuda. E libera.
    -Quando cresci tebe? Infilati questi. Il consiglio ti aspetta.-
    -O Min, ma perchè ti scomodi tu ogni volta a venirmi a prendere? Sei la Gran sacerdotessa del consiglio dei Guardiani, hai altro da fare no?-
    -Si, infatti. Avrei altro da fare. Ma finchè non cresci alcune cose devono aspettare.- la gransacerdotessa schioccò un dito e due cavalli apparvero-Sbrigati. Ci sono già tutti. Manchi solo tu. Come al solito del resto.-
    Min salì a cavallo e Tebe le fece una linguaccia. Strega e rompicoglioni. Ecco cos'era. Saggia certo. Ma rompicoglioni.
    -Ti ho visto- disse Min - e non mi fai ridere.-
    -Non salgo a cavallo. Vengo volando. Come puoi ben immaginare nel mondo umano non ho molte occasioni per farlo...-
    -fai come ti pare. L'importante è che arrivi. Vestita ovviamente.-
    -Ovviamente.-

    PRAGA, stesso momento

    Il castello si stagliava nella notte come un rapace attento, mentre tutto intorno il silenzio portato dalla neve rendeva irreale e terrificante la costruzione.
    Un gigante nero in un mare di bianco con mille occhi fiammeggianti.
    All'interno quase tutti le luci erano accese.
    -Desidera ancora del cognac signore?-
    Lord Kid non smise di fissare le lingue di fuoco che si alzavano dal grande camino in marmo -No Klaus, grazie. Basta così. Buona notte.-
    -Signore..,la temperatura si è ancora abbassata...-
    Gli occhi di Klaus brillarono di riflesso al fuoco. Ma senza calore. -Si Klaus. Buona notte.-
    -Buona notte signore.-
    Quando fu solo si alzò dalla comoda poltrona e si avvicinò ad una delle finestre ad arco acuto che davano sul parco interno del castello. Buio. Neve. Gelo.
    Sorrise e i suoi canini snudati brillarono alla luce della luna.
    Finalmente il loro Re si stava svegliando.
    Finalmente avrebbero sterminato il mondo dei grigi e sottomesso gli umani.
    Il libro del tempo era stato chiaro. Nell'unica volta che era riuscito a vederlo e a leggerlo... niente e nessuno li avrebbe fermati.
    -kid...-
    Lui si girò e vide Salina andargli incontro, togliendosi lentamente i vestiti.
    -Vieni qui guerriero...abbiamo ancora un pò di tempo...- e snudò i canini anche lei.
    Kid sorrise.

    Berlino, stesso momento

    Joey fissava attonito il cadavere completamente dissanguato dentro la vasca da bagno incrostata di sporcizia e ruggine, in un merdoso appartamento di un altrettanto merdoso residence con un merdoso...
    -Salve detective, brutta storia eh? Chissà che è successo.-
    Joey fissò il nuovo medico legale, un tipo dinoccolato dall'aria un pò dissociata, che fissava il cadavere come se fosse uno scherzo.
    -Spero mi dia qualche indicazione lei per capire cosa è successo...- rispose sarcastico.
    Il medico rise, aggiustandosi gli occhiali dalla montatura nera e spessa, in pandan con i capelli neri e unti.- già, vero. Allora...hum...ecco...-
    Joey toccò l'impugnatura della sua pistola infilata nella schiena dicendosi che non poteva uccidere quell'imbecille così su due piedi ma era davvero...Sentiva la nostalgia del vecchio patologo, un uomo senza sbavature, mai un sorriso, mai uno scherzo, mai una parola più del necessario.
    Si. Si trovava bene con lui. Si capivano e lavoravano da Dio insieme.
    Con quello invece.
    -Ci vediamo domani..- disse joey uscendo dall'appartemto.
    -Agli ordini capo!-
    Io lo uccdo. Si. Lo uccido.
    Fuori dal residence Joey rabbrividì dal freddo, alzando gli occhi verso il celo.
    Davvero un freddo incredibile e se lo diceva lui che non lo pativa..
    si infilò in macchina, mise un canale di musica e cominciò a pensare.
    In sei mesi quello era il terzo cadavere strano.
    Strano perchè morto in maniera strana e strano perchè aveva la netta sensazione che anche quel cadavere, quel caso, come gli altri due gli sarebbero stati tolti senza nessuna spiegazione e bollati come top scret dalle alte sfere.
    Perchè? Mistero.
    E questo aveva solleticato la sua curosità, che però non aveva portato a nulla.
    Aveva fatto qualche indagine poer conto suo, ma a parte il fatto che erano tutti degli stronzi che meritavano di morire non c'era altro. Niente. Zero.
    Eppure...
    Decise che se gli avessero tolto anche il caso del residence avrebbe indagato seriamente.
    Aveva una sensazione strana. Brutta. E l'esperienza gli aveva insegnato ad ascoltare le sue sensazioni.
    Sempre. Anche quando gli sembravano incredibili.
    E quella lo era.
    In tutti e tre gli omicidi la prima cosa che aveva pensato era stata la parola.
    Male.

    Era, stanza del Grande consiglio

    Tebe era rimasta ad ascoltare attentamente ogni Informatore arrivato dalla dimesone degli umani e le notizie non erano rassicuranti.
    -Gli omiocidi di anime perse stanno calando un pò ovunque quindi...- disse Minerva all'ultimo Informatore che aveva appena finito di parlare - vuol dire che il Re si sta risvegliando, ora non ci sono più dubbi.-
    La sala piombò nel silenzio.
    Tutti sapevano del libro del tempo e di quello che anni prima, quando incredibilmente il reggente dei vampiri Kid era riuscito a penetrare le loro difese e leggere, portava scritto nelle sue pagine mutevoli.
    Infine il male avrebbe vinto. Annientando tutto.
    -Il libro del tempo si può riscrivere. E' stato letto il futuro.- Chiara Matraini si alzò a parlare, fissando tutti uno per uno. Sfidandoli.
    -Ma niente è cambiato. le parole sono ancora li. Non è servito a nulla cambiare le nostre strategie.- rispose Nausica scuotendo la testa.
    -Perchè non abbiamo mutato davvero la strategia. Noi come Guardani abbiamo sempre protetto il mondo degli umani con la magia e qualche guerra al loro fianco. ora è evidente che non basta più.-
    -NO!- sbottò Minerva mentre intorno a lei qualche piccola scossa elettrica cominciava a crepitare inquietante.- Non faremo allenaze con gli umani. Non devono sapere di noi. E' pericoloso. Sono esseri gretti. E inferiori. L'evoluzione non gli insegna niente. No. Non se ne parla.-
    -Ma sanno già di noi...- si intromise Lunapiena
    -Sanno già a livello di leggende. Favole. Racconti horror.-
    -No Minerva..alcuni umani sanno di noi...hanno sempre saputo di noi. Ed è stato grazie a loro che oggi siamo ancora una dimensione libera, ma dobbiamo coinvolgerli di più. Si parla anche del loro futuro. Non dico di fare un edizione specale a reti unificate mondo, ma dobbiamo cominciare a fidarci di loro.- continuò Luna
    -No. E' troppo pericoloso. Non sono pronti. Non ne voglio più discutere.-
    Luna tacque, alzando gli occhi al cielo.
    -Dobbiamo lottare. Anche con la tecnologia. Che noi non abbiamo, ma hanno gli umani. E i vampiri.-
    -Non pronunciare la parola vampiri in questo luogo Chiara.- sibilà Minerva affilando gli occhi. Le scariche intanto, diventavano sempre più crepitanti.
    -Mi dispiace. Contesto ufficialmente e davanti al Consiglio questa tua decisione. La voglio mettere ai voti.-
    nella grande stanza si levò un brusio di incredulità.
    Contrastare una Gran sacerdotessa era quasi sacrilego.
    -Ai voti?-
    -Si Minerva ai voti.-
    -Tu stai troppo con gli umani Chiara...-
    -Cosa che dovresti fare anche tu, parlandoti con rispetto. Non dimentico chi sei e cosa fai per il nostro mondo. Ti ripeto che lo scritto del libro del tempo non è cambiato. La nostra rotta è sbagliata. Dobbiamo allearci con gli umani. Sceglierli. Addestrarli. in maniera superiore di quanto facciamo adesso. E...-
    Gli occhi di Minerva fiammeggiarono- Non osare pronunciare quella parola Chiara. Non osare. E' un ordine.-
    Chiara sostenne lo sguardo. Non pronunciò quella parola, ma era come se tutti l'avessero sentita.
    -insisto. Non è grazie ai teorici di questo Consiglio se i Vampiri e i loro alleati non hanno mai vinto le guerre predenti per il Dominio. E' grazie a noi Guerrieri.-
    -Nessuno mette in dubbio il valore e l'importanza della guerra in...-
    -No Minerva. Tu la stai mettendo in discussione.-
    -L'ultim scontro per il dominio è stata nel 1823 e potevamo lottare. Ma oggi..-
    -Oggi lotteremo meglio. Con la tecnologia. E gli informatori. Minerva. Dobbiamo attaccare. Prima che si risvegli il loro Re. Dobbiamo stanarli nei loro rifugi, nelle loro tombe, nele loro cripte. Annienatrli. Sterminarli. Ci siamo sempre difesi. Ora basta. E dobbiamo trovare i Dormienti.-
    Chiara abbracciò con lo sguardo ogni persona del consioglio. Lentamente.
    poi tornò a guardare la Sacerdotessa.
    -Ti chiedo di mettere ai voti. Io non voglo più difendermi. Voglio attaccare. Siamo pronti ad istruire umani. Molti li abbiamo già individuati.-
    -Perchè io non lo sapevo? State mettendo a rischio la sicurezza del nostro mondo.-
    -Te lo sto dicendo ora. E ti sto chiedendo di ascoltarmi. Dobbiamo attaccare.-
    Minerva fissò il vuoto per qualche istante - E sia. Che si metta ai voti. Ma non i Dormienti.-
    Tebe diede una rapida a Nausica.
    I dormienti. Aveva i brividi. Solo una volta si erano alleati con loro. Alla prima guerra. E i racconti erano raccapriccanti.
    -Va bene, ma loro sono una cosa di cui dovremo parlare.- concluse Chiara asciutta.
    La votazione fu breve.

    Attacco.

  3. #3
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    (2) Di Tuba

    Manaus, Brasile, Stato di Amazonas, stesso momento.

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    Di nuovo.
    Con stizza mista a frustrazione chiuse il suo notebook e si rilassò sulla sedia. Erano settimane che lavorava su quel videogioco.
    Era quello che avrebbe chiuso la trilogia. Milioni di fan in tutto il mondo aspettavano con ansia di sapere come sarebbe andata a finire la lotta tra i vampiri e gli altri. L'uscita del terzo capitolo era stata preparata in grande stile in tutto il mondo. Diverse case cinematografiche si erano date battaglia per acquisire i diritti cinematografici di BiteFight; ma a lui di tutto ciò non interessava nulla; in quel momento, al caldo e all'umidità opprimente di Manaus, accompagnato dal ronzio inutile del ventilatore sulla sua testa, i suoi pensieri erano altrove. Erano anni che ormai viveva in quel luogo sperduto ai margini di quella che un tempo era il polmone della pianeta, e ancora non si era abituato a quel rumore vociare continuo che entrava dalla finestra spalancata. Si alzò, e nella penombra della casa raggiunse il frigorifero, dal quale prelevò una lattina di quella che i brasiliani si ostinavano a chiamare birra. Si affacciò alla finestra e, involontariamente, come sempre gli capitava si toccò l'avambraccio, proprio nel punto in cui c'erano le cicatrici che Lei gli lasciò. Quanto tempo era passato ? Tanto. Con lo sguardo cercò di oltrepassare la favela all'orizzonte, sapendo che era impossibile, cercando il luogo in cui Lei aveva scelto di dormire. Niente più omicidi, niente più umani sacrificati alla sua sete e alla sua natura di predatrice; aveva deciso l'oblio eterno in quel sepolcro eterno.

    -
    Veglierai sul mio sonno, amore mio ?
    - Si, lo farò.


    Erano passati decenni da quando lui le fece quella promessa, e non aveva mancato. Lì, in quello che restava della foresta amazzonica, lei dormiva il suo sonno eterno,e lui vegliava sul suo eterno dormire.
    Se fermò a guardare di nuovo le cicatrici sul suo avambraccio. Fu il suo sangue a salvarla, quando anni addietro la ritrovò in fin di vita. Fu il suo sangue a strapparla alla morte. Fu il suo sangue a unirli, lui mortale, e lei, bellissima predatrice della notte.
    E lì in quel momento, perso nei suoi ricordi, accadde di nuovo: le sue cicatrici cominciarono a sanguinare. Lei, dopo decenni, si stava risvegliando.

  4. #4
    Egocentrica non in incognito L'avatar di Tebe
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    (3) Di Tebe

    Era

    Attacco.
    Quella parola le rimbombava nella testa come un insetto impazzito.
    Attacco.
    Oltrepassò il ponticello in legno chiaro dove sotto scorreva tranquillo un piccolo fiume cristallino, salutò alcuni amici senza fermarsi, il giardino delle farfalle e finalmente.
    Casa.
    Guardò la costruzione così diversa da quella che aveva a Parigi. Ma era tutto diverso ad Era. Loro erano diversi. Esseri magici, non umani.
    -Hei Tebe ciao! Bentornata. Una tisana?-
    Si voltò verso la voce e sorrise a Thia, che la guardava con le braccia grassocce conserte.-Ciao...no, un altra volta.-
    -Ma vieni così poco ormai qui...-
    Non aveva voglia di fare conversazione, proprio per niente. In effetti non aveva nemmeno voglia di entrare in casa. Era quasi un mese che non ci tornava e...
    Si sentiva un pò in evoluzione. Negli ultimi tempi aveva cominciato ad arredare il suo appartamento di Parigi, come se davvero fosse una casa.
    Aveva comprato un divano nuovo, buttando via quello che aveva trovato lì. Messo piante, tende. Non proprio una casa casa, sembrava più l'appartamento di qualcuno che ci viveva saltuariamente ma era già molto di più di quello che aveva fatto nei posti precedenti.
    A Mosca, per esempio, aveva vissuto due anni in un albergo e appena poteva tornava ad Era.
    Attacco. Casa. Umani. Vampiri.
    Non era guerrafondaia ma aveva votato a favore. Come quasi tutti.
    La Guerriera aveva ragione. Nei secoli avevano sempre affiancato in semi incognito gli umani, quando i vampiri cercavano di stabilire il Dominio, ma appunto. Erano passati secoli. Secoli in cui le guerre si combattevano con spade e dove tutto era spiegato in maniera onirica e stregonesca.
    Ma gli umani non combattevano più con spade e cavalli. E se vedevano qualcosa di strano erano inclini ad andare a fondo.
    Poteva avere ragione Minerva?
    Quegli stupidi esseri non sarebbero stati in grado di gestire la rivelazione?
    Ma no dai. O...si?
    Negli ultimi trenta anni avevano avuto uno sviluppo tecnologico incredibile in tutti i campi soprattutto in quello della difesa.
    Difesa. Mah. Che difese potevano avere contro i vampiri?
    Non sapevano che erano reali. Una minaccia che si portavano dietro fin dagli albori del mondo.
    Non avevano armi contro di loro, se non quelle troiate alla dracula fatte di croci, acque benedette e tutto il repertorio.
    Beh, almeno sui paletti di legno e il sole le favole avevano ragione. Ma non bastavano.
    Anche i vampiri si erano evoluti. Anche loro camminavano insieme agli umani, almeno di notte.
    Doveva tornare a Parigi.
    Sentiva che le cose adesso, dopo la decisione presa nel Consiglio, sarebbero andate veloci ed era pure certa che il libro stava mutando.
    Ma ovviamente poteva saperlo solo Minerva e non era detto che lo comunicasse agli altri.
    Si guardò intorno.
    Si. Doveva tornare.
    Quello non era più il suo posto. Non ora almeno.
    Attacco.

    Berlino, gennaio
    H 07:12


    Joey sorrise a ghigno nella penombra quando sentì il cellulare squillare.
    -Rispondi- ordinò.
    -Detective Blow?- la voce del Capitano riempì la stanza.
    -No, il suo sosia...- rispose sarcastico senza muoversi dal letto.
    Era sdraiato, con le mani dietro la nuca e fissava il soffitto senza effettivamente vederlo.
    Non aveva dormito un cazzo. La sua mente sembrava una centrifuga.
    L'aveva lasciata libera di vagare, inseguendo pensieri senza senso, ripercorrendo gli altri due strani omicidi.
    Non riusciva a toglierseli dalla mente. Aveva la sensazione di avere dimenticato qualche particolare importante ma che...
    -Volevo comunicarle che il caso del Residence le è stato tolto.-
    -Bene. Chiudi comunicazione.-
    Il silenzio piombò di nuovo nella stanza.
    Si alzò.
    Aprì la grande porta finestra e si lasciò investire dall'aria glaciale che entrava.
    Ora avrebbe indagato a cazzi suoi.
    Altro che togliergli il caso.

    Johannesburg
    h. 08:16

    Erab alzò il visore oscurato dal volto, asciugandosi un rivolo di sangue.
    -Scusami...- gli disse Fightclub, togliendosi il suo -devo fare l'abitudine a questi nuovi visori...-
    -La prossima volta te la do io l'abitudine. A momenti mi fai saltare la faccia...- sorrise bevendo a collo un lungo sorso d'acqua appoggiando il suo fucile laser a canne mozze.
    -Si e tu mi fai saltare una gamba.-
    Risero, uscendo dalla palestra sotterranea, infilandosi in ascensore.
    Poche ore prima avevano ricevuto la comunicazione che tutti i Guardiani e tutti i Guerrieri erano in allerta.
    Il Consiglio aveva deciso di mutare atteggiamento verso il risveglio del Re dei vampiri, per la prima volta dopo secoli i popoli di Era si ponevano come aggressori e non solo come difensori.
    Figth era completamente d'accordo, ma era un Guerriero Primo, una razza da guerra assoluta, gli unici talmente forti da poter uccidere un vampiro senza armi.
    Erab era un Guardiano. Anche un guerriero certo, come quasi tutti i guardiani, ma preferiva come diceva lui stesso "fare operazioni di intelligence" e menare le mani solo quando era effettivamente necessario.
    Non era certo pacifista ma inutile fare casino quando non era il caso.
    Sorrise al ricordo di Sbriciolata, la Guardiana che presidiava la Porta di New York.
    Una notte le partì l'embolo e uscì facendo un ecatombe di vampiri, mollandoli a pezzi dove li trovava.
    -Cosa ne pensi di cercare i dormienti?- spezzò il silenzio Erab.
    Fight espirò forte dal naso -Non abbiamo alternative, certo è un salto nel buio.-
    Si. Lo era.
    Ammesso di riuscire a trovarli, sarebbero stati disposti ad allearsi con loro? Contro i loro fratelli?
    O avrebbero ottenuto addirittura l'effetto contrario.
    Non c'era modo di saperlo. Era un rischio grande.
    Anche perchè non ne sapevano niente.
    Molti anni prima erano stati individuati alcuni dormienti, in un modo assolutamente fortuito, in Amazzonia, Tibet...
    I due uomini si guardarono.
    Non avevano bisogno di parlare.
    la sensazione che nulla sarebbe stato più come prima, che quella guerra avrebbe cambiato gli assetti di ogni popolo e di ogni mondo, era di entrambi.
    Attacco.

  5. #5
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    (4) di Nausicaa

    Era


    Attacco.
    Nausicaa uscì dalla riunione a passo svelto, quasi correndo verso casa sua.
    Attacco.
    Dormienti?
    Cosa significava quello sguardo di Tebe?
    Tebe intuiva molto di lei... ma quanto sapeva davvero?
    Sorrise alle persone che incontrava, come le veniva spontaneo e come era sua abitudine.
    Inciampò nella lunga veste, colse distrattamente qualche fiore, ma sempre riandava a quello che era successo.
    Come avrebbe dovuto porsi ora nei confronti di Min?
    La Grande Sacerdotessa che lei stimava tanto?
    Va bene, rigida era rigida, ma la sua intelligenza li aveva aiutati in mille occasioni. Poche cose deliziavano il senso estetico di Nausicaa quanto osservare l'algida bellezza di Min quando usava il suo cervello per scardinare le resistenze altrui.
    Nausicaa era da sempre una delle più vicine a Min. Da sempre, preferiva essere considerata una valida aiutante piuttosto che una leader. Quella che risolve i problemi discretamente. Quella che riesce a mettere tutti d'accordo.
    Ma questa volta, non era d'accordo con Minerva. Bisognava finalmente affrontare la situazione dei Dormienti.

    Da alcuni Nausicaa era considerata una possibile rivale di Min. Che sciocchi. Nausicaa non avrebbe mai voluto essere l'autorità.

    Nausicaa entrò in casa, si impigliò una manica contro un chiodo che sporgeva dal muro, dove fino a poco tempo prima pendeva -in modo precario, si era poi visto- una foto di lei all'Accademia.
    Si rinfrescò il viso con un pò d'acqua e aprì la porta che portava alla cantina.
    Inciampò nel primo gradino e si ritrovò quasi spiaccicata sulla porta in fondo alle scale.
    Un'altra porta in fondo alle scale.
    La storia degli spazi paralleli e dei micromondi era davvero, davvero comoda.
    Aprì la porta.

    In una camera comodamente ma spartanamente ammobiliata, un uomo giaceva addormentato sopra un grande letto.
    Il petto si alzava lentamente nel sonno. Il viso era immobile, con la fronte appena corrucciata. Le labbra semiaperte lasciavano intravvedere i canini. Lunghi canini.
    Nauscaa si avvicinò in silenzio, lo guardò per qualche istante...
    "Seth! Amore, svegliati! Ci sono novità dal Consiglio!"
    Seth aprì i suo occhi color nocciola e la fissò.

    Nausicaa non avrebbe mai voluto essere l'autorità. Nausicaa aveva infatti qualche problemino con l'autorità.
    Tipo riconoscerla o obbedirle altro che quando i suoi dettami coincidevano per puro caso con quello che pensava lei.

  6. #6
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    (5) di Tuba

    Da qualche parte fuori Manaus

    Era ormai l'imbrunire.
    Il disco rosso del sole calava dietro una jungla di antenne e parabole che ricevevano e trasmettevano,
    sotto forma di soap operas e spot pubblicitari, miraggi di ricchezza nelle fatiscenti baracche di Manaus.
    Non si sarebbe mai abituato del tutto ai controsensi di quella città che negli anni era diventato l'avamposto, il
    fronte più avanzato delle grandi multinazionali planetarie, verso quella che era diventata la più grande, e forse
    anche l'ultima, fonte di risorse della Terra: la foresta amazzonica.
    Ma c'erano delle aree, delle zone, che, anche grazie agli sforzi e alle lotte degli abitanti della foresta,
    aiutati da diverse organizzazioni no global e anti multinazionali, non erano ancora state toccate dal morso delle
    ruspe. In una di queste zone, chiamata dagli indigeni Pedra do Traicao, Pietra del Tradimento, vennero rinvenute
    tombe e reperti archeologici che gli studiosi facevano risalire a periodi ben anteriori a quelle più antiche fino
    ad allora conosciute. Era in una di queste tombe, che lei aveva deciso di dormire, era fra queste antiche vestigia
    del passato, che lei aveva visto e vissuto durante il loro antico splendore, che Lei aveva deciso di vivere il
    suo esilio volontario tra il sonno e la morte.
    Lasciò la sua jeep alla fine della pista battuta e si addentrò nel profondo della foresta. Sebbene la visibilità
    fosse vicina allo zero, il suo incedere era deciso, sentiva la sua presenza in quei luoghi che le appartenevano da milleni,
    ed era sempre più forte, segno evidente ed inequivocabile che il suo sonno era stato interrotto.
    Dopo diverse ore di cammino arrivò nel luogo dove l'aveva sepolta decenni prima: nascosto nel folto della foresta,
    un'antica tomba avrebbe preservato il suo sonno; trovò senza difficolta il tumulo di roccia e pietra che ostruiva
    l'entrata alla tomba, e fu in quel momento che ebbe la certezza del suo risveglio. Il tumulo era stato divelto,
    la tomba era aperta, e, senza aver bisogno di controllare per esserene certo, sicuramente vuota.
    Lei era sveglia, era lì da qualche parte, e sicuramente avrebbe avuto fame, sicuramente avrebbe avuto sete.
    Fu in quel momento, mentre si guardava intorno per cercare tracce del suo passaggio che Lei lo assalì.
    Non lo aveva riconosciuto. Non avrebbe potuto. In quel momento lei era il predatore. In quel momento lei era
    quell'essere mitologico e terribile che animavano tutte le leggende dell'umanità a qualsiasi latitudine.
    I suoi artigli s'infilarono nelle sue carni i suoi occhi felini erano odio, erano rabbia, erano fame. Il suo
    ruggito era quello di una belva, di una belva che si nutriva di vita umana. Sarebbe stato inutile opporre resistenza,
    lui l'aveva già vista sotto quella forma a sapeva di cosa era capace, non avrebbe potuto contrastare quella furia
    ancestrale che nulla aveva di umano. Non lo aveva riconosciuto e questo significava una cosa sola: fra pochi secondi lui
    sarebbe morto straziato dagli artigli e dai denti di quella creatura. I suoi canini affondarono nel suo collo e lui
    sentì la vita che cominciava a fluire lontano dal suo corpo. Fu in quel momento che Lei si trasformò. Fu in quel
    momento che lei ritorno ad essere quella ragazza dai capelli rossi e gli occhi verdi, la pelle bianca costellata di lentiggini,
    che lui aveva conosciuto anni prima per le strade di Roma. Fu in quel momento che lui udì la sua voce dopo tanto
    tempo:
    -Mi ero dimenticata di quanto buono fosse il tuo sangue ed è la seconda volta che mi riporta alla vita.
    -Ed è la seconda volta che tu quasi mi uccidi per berlo.
    -Ma sei ancora vivo mio dolce Tubarao, disse lei ridendo e leccando rivoli di sangue che ancora uscivano dalle ferite che gli aveva inferto- e sei qui
    Lui rise insieme a lei, e per un momento sembrò che gli anni non fossero passati.
    -Perchè sei sveglia, le chiese lui.
    -L'equilibrio stà mutando, lo sento, e questo vuol dire una cosa sola.........Morte.


  7. #7
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    (6) di Nausicaa

    Era

    Il profumo del corpo di Seth era ancora più intenso per il tepore del letto. Nausicaa si liberò velocemente dei vestiti, e si mise a cavalcioni del suo uomo.
    I capelli lunghi di lei gli sfioravano il volto. Lei cominciò a baciarlo, e gli passò la lingua sui canini appuntiti... "il mio Dormiente..."
    "Dormiente un cazzo bella mia". Il ghigno di lui era contagioso "E smettila coi miei canini, non sei mica la fatina dei denti"
    Detto questo, si alzò con un colpo di reni, allacciando i polsi di Nausicaa dietro la schiena con una mano sola, e mangiandole il collo, la clavicola, il viso.
    L'altra mano... brrr... un inno di lode a Ea o a qualunque altro dio avesse dotato le ali delle fate di sensibilità...
    "Non è giusto che tu rimanga con i vestiti addosso Seth..." ansimò Nausicaa
    "Dici?" rispose lui, affondato nel petto morbido di lei..
    Con una mano prese un polso, con l'altra l'altro, e la la costrinse a distendersi sul letto, lentamente, a braccia aperte, lui sopra di lei, una gamba che le premeva tra le cosce.
    La sua bocca sui capezzoli, immediatamente duri. Lingua... e denti... la pressione dei denti intorno alla carne e il brivido dei canini che striavano la pelle delicata dell'areola...
    Muovendosi appena sopra di lei, la sua gamba premeva ritmicamente sulla vagina e sul clitoride.
    "mi stai bagnando i pantaloni"
    "togliteli"

    In ginocchio uno di fronte all'altra. Scendere con le dita dal petto ai fianchi.. infilarle sotto la cintura... sciogliere la cinghia, sempre ad occhi chiusi, mordendogli le labbra "mi fai male fatina dei denti" "non sta scritto neppure nel Libro del Tempo che sia una prerogativa di solo voi Vampiri"
    Occhi bene aperti ora, prendendo tra i denti l'orlo dei boxer.

    La setosità della pelle del suo cazzo era sempre una delizia per Nausicaa... strofinarci sopra le guance, e le labbra, aspirandone l'aroma.
    Guardarlo negli occhi aprendo le labbra appena, e con la punta della lingua riassaporava la sua pelle. Una leccatina a salire dalla base, seguendo quella vena turgida e sporgente.
    Aprire ancora di più le labbra, e ingoiarlo poco a poco, millimetro per millimetro, succhiando e sentendo il sangue che si riversava dentro rendendolo più duro che mai.
    Ripercorrere con le labbra ancora e ancora il bordo della cappella, su e giu, sentendo la breve resistenza della pelle che si tendeva sotto la sua spinta, e si rilassava.
    Un unico movimento rapido ad accogliere tutto il cazzo nella sua bocca, le mani di lui che si stringevano attorno ai suoi capelli facendola eccitare ancora di più.
    E risalire... lasciando scoperta la pelle bagnata all'aria, percorrendo con la lingua nel caldo della bocca tutti i sentieri del piacere di lui.
    E ricominciare all'infinito.

    "tocca a me fatina dei denti"
    "neanche per sogno"
    "chi è l'uomo qui?"
    "non saprei, io sono una fata, tu un vampiro, mi hai portato una sorpresa per il mio compleanno?"
    "zoccola"
    Ea, quanto amava quel sorriso.

    Nausicaa appoggiata sul pancino, le gambe semiaperte. No, non semiaperte. Le gambe che si aprivano sempre di più già solo a sentire il fiato caldo di Seth.
    La carezza delle mani sulle natiche. Tra le natiche. In mezzo alle natiche.
    E il primo tocco di lingua. Prima proprio sulla fessura, e sul clitoride, per saziare la voglia.
    No impossibile saziarla.
    Seth si era ripromesso di dedicarsi al piacere di Nausicaa in maniera lucida e distaccata. Ma come cazzo poteva fare... il profumo dei succhi lo faceva impazzire. Più sgorgavano abbondanti più ci immergeva la bocca, la lingua, la faccia, godendo a impiastricciarsi di quegli umori che oggi erano dolci. Ieri leggermente aciduli. Il giorno prima sapevano di pane e spezie. Come cazzo faceva.

    "Seth dammelo ora... ti prego..."
    Seth si mise in ginocchio dietro di lei, le sue gambe in mezzo alle gambe di lei, il cazzo che pulsava, che accarezzava il solco tra le natiche, che si bagnava in mezzo alla figa. Si distese sulla schiena levigata di lei, facendo attenzione alle ali, baciandole la spina dorsale, carezzandole e stringendole i seni. Il suo cazzo era come se conoscesse la strada a memoria. Stretto a lei, ad occhi chiusi ad aspirare l'odore di sesso e di umori, ascoltando i respiri pesanti ed affannati, muoveva il bacino avanti e indietro. La cappella premeva contro la vagina. Quell'attimo di resistenza.
    Quell'attimo di bruciore infinitamente dolce quando en...tra...va...
    Le unghie quasi conficcate nelle carni di Nausicaa. L'odore della sua pelle sudata nelle narici. La voglia di morderla.
    Il ritmo dei corpi che diventava veloce. Animale. Lei e lui. Gemiti e piacere, tutto l'universo ristretto a pelle e labbra e cazzo e figa e umori e sapori e profumi.
    Le contrazioni della figa di Nausicaa attorno al suo cazzo.. le contrazioni del suo piacere... sentire le sue grida di piacere... fino a che anche il suo corpo venne travolto da una ondata di scosse elettriche che lo avvinghiarono ancora di più al corpo di lei, fino a spremere ogni stilla di piacere, fino ad arrivare quasi al dolore.

    ...

    A cucchiaio, dopo.

    "Attacco, eh?"
    "Già..."
    "E dei Dormienti, nulla."
    "Già"
    "Per ora"
    Nausicaa si girò a guardarlo. Quei bellissimi occhi nocciola.
    "Già. Per ora."
    "..."
    "..."
    "Direi che un Dormiente che non stia dormendo sarebbe utile là fuori."
    "intanto che Min si decide.. sì, direi che qualcuno che li contatti e che ci aiuti a capire di chi ci possiamo fidare, servirebbe. E io continuerò le mie ricerche su come mai tu non hai dovuto Addormentarti. Però...."
    Seth guardò quegli occhioni innocenti e quel sorriso timido da bambina. Per Odino, quanto la amava quando faceva quella faccia da bimba... o la baciava, o la prendeva a schiaffi..
    "Sì Nau, prima di andare, un'altra volta ce la possiamo concedere" concluse con quel suo sorriso beffardo.
    E la camera si riempì di nuovo di risa soffocate.

    ...

    Nausicaa aveva un problemino con l'autorità.
    Ma da un altro punto di vista, era l'autorità che aveva un problemino con lei.

  8. #8
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    (7) di Rabarbaro

    Anno Domini 1226, steppe dell'Asia centrale


    "Il cavallo è stanco, Mio Signore!"
    "Taci bestia! Se non arriveremo vicini ad un fuoco prima che cali il sole saremo morti!"
    "Noi siamo già morti, Mio Signore!"
    Al vecchio servitore non venne rivolto neppure uno sguardo.
    Il padrone di quell'impudente aveva giurato fedeltà a Temujin quasi trent'anni prima e non l'aveva mai deluso.
    Non poteva farlo adesso.


    Faceva freddo quell'Inverno, forse perchè l'Estate precedente erano morti quattro dei suoi sedici figli tutti lo stesso giorno.
    Cattivo presagio!
    Il Khan stava male: bisognava sbrigarsi!
    Dovevano portargli quella cosa prima che il suo corpo diventasse troppo debole.


    Anno Domini 799, Acquisgrana


    Berengario stava uscendo in tutta fretta dalla sua cella, faceva rumore, tutto faceva rumore dopo il Vespro.
    Tutti lo udirono chiaramente.
    Aveva sognato ancora.
    Il priore lo accolse come faceva sempre, non gli chiese nulla, tanto Berengario non gli avrebbe potuto rispondere: si era tagliato la lingua da solo all'età di otto anni perchè già allora gli Angeli gli parlavano nel sonno.
    Non voleva peccare di superbia nel ripetere le parole dei messaggeri con la sua indegna voce.
    Ecco perchè se l'era tagliata.
    Ed era anche l'unico monaco che aveva sempre rispettato la consegna del silenzio, pensò il priore sorridendo...
    Ma Berengario non aspettò che gli venisse indicata la pergamena sulla quale scrivere le parole che gli erano state riferite e non poteva proferire: aveva in mano un brandello di stoffa, stretto come ad evitare che potesse sfuggirgli.
    Picchiò il pugno sul tavolo ed aprì la mano, quasi che quella stoffa scottasse.
    Ritirò la mano e corse fuori dalla stanza malamente illuminata sbattendo un paio di volte contro il muro, forse cadde anche una volta fuori, ma poi si fece silenzio.
    Il pezzo di stoffa era macchiato di sangue, no, era scritto col sangue!
    Il priore avvicinò la candela, lo distese sul tavolo e lesse.
    "Manus diaboli..."
    "La fine è prossima..." sussurrò abbassando la testa.
    "Dobbiamo seppellire quella cosa prima che il Re ritoni da Roma!"


    Anno Domini 1482, riva sinistra del fiume Congo


    "Se il capitano Cao venisse a sapere cosa abbiamo fatto a quei selvaggi ci farebbe sicuramente frustare!"
    "Se il capitano Cao lo venisse a sapere ci farebbe impiccare..." disse il biondo Josè stringendo la borsa di cuoio con quello che avevano preso.
    "Per fortuna che nessuno lo saprà mai..." ghignò l'altro dando una pacca al fodero dello spadino che pendeva dalla sua cintura.
    "Se ci perdessimo qui nessuno verrebbe mai a cercarci, e se non raggiungiamo gli altri prima che partano per Matadi resteremo qui per sempre...", Josè sembrava preoccupato.
    "Io qui non ci voglio resta..." la frase gli morì in gola.
    Josè lo guardò: aveva gli occhi sgranati ed una freccia sottile che gli aveva trapassato il collo.
    Un'altra freccia si conficcò nel tronco dell'albero alla sua sinistra, sfiorandogli l'orecchio.
    Josè iniziò a correre, forsennatamente...


    Anno Domini 1835, Londra


    "Il suo cane ha la cattiva abitudine di scavare tra i tulipani in giardino, Professor Cox".
    "Suo marito ha invece la cattiva abitudine di non chiudere la porta del proprio studio a chiave permettendo così a chiunque di disturbare i suoi importanti studi anche per ragioni del tutto ridicole come in questo caso, cara Signora Cox".
    Non si direbbe che questo curioso scambio di battute avvenga fra quelli che in realtà sono, non solamente marito e moglie da più di trent'anni, ma anche un rispettato membro della Royal Society ed una perfetta padrona di casa, a detta di quasi tutte le mogli dei gentiluomini del vicinato.


    Ecco, ora che la signora Cox era uscita, John poteva continuare le misurazioni anatomiche su quel particolare anatomico così strano che il Professor Turn, suo mentore ed amico, gli aveva inviato dalle lontane Indie orientali in cui si era recato, al seguito di un reggimento di Dragoni, per approfondire i suoi studi sulle legumonose asiatiche.
    Certo, lui era un fisiologo, ed era sicuramente più adatto di un botanico a capire a quale specie di strano primate apparteneva quel reperto.


    Lo stato di conservazione era eccellente, non era stato necessario neppure conservarlo sotto sale per il trasporto: una vera fortuna.


    "Ah, John, corri, corri!", era la signora Cox che urlava, come al solito, gli sarebbe piaciuto pensare, invece era più del solito.
    Si alzò dalla sedia e corse ad aprire la porta dello studio.
    Vide del fumo.
    Un colpo alla nuca e cadde a terra.


    'Terribile incendio in Grocer street' titolarono i giornali il giorno successivo.


    Anno Domini 2035, Ixion III


    I baffi erano passati e tornati di moda almeno tre volte da quando lavorava lì.
    Quest'anno piacevano verdi a pois gialli.
    "Che bel colore" pensò fra sè e sè Nestor arricciandoseli davanti allo specchio, gonfiò un po' il petto ed ammirò il suo torace nudo scolpito da sapienti pomate bioingegnerizzate.
    "Capo, non le pare il caso di mettersi qualcosa addosso: stare nudi a rimirarsi allo specchio è una cosa da fare nel proprio bagno domestico, non sul tavolo della sala riunioni, mentre la riunione è in corso per giunta!".
    "Ah, come si antiquato e conformista Oronzo, su, passami cappello e ciabatte, affinchè io possa smettere di turbare le vostre antiquate menti..."
    "Capo, prima di salire sul tavolo a cantare quella strana canzone stava iniziando a spiegare ai nostri finanziatori l'ultima scoperta della nostra fondazione che metterà fine a millenni di ricerca dell' Incomprensibile Assoluto..."
    "Ah, sì, sempre sta cosa dell'Incomprensibile Assoluto, che noia... sì, dài, io la storiella la so di già... raccontala un po' tu Oronzo a sti qua..."
    "Ehm, bene...Onorati Signori che qui oggi vi ritrovate, come i vostri padri prima di voi ed i padri dei vostri padri prima ancora, sono lieto di annunciarvi che la nostra ricerca è giunta al termine.
    L'ultimo frammento del suo corpo è stato rinvenuto il mese scorso in un isolato villaggio delle Ande sud-occidentali: veniva usato come trottola da alcuni bambini del luogo.
    Abbiamo dovuto ucciderli tutti e bombardare il villaggio col napalm.


    Come tutti sapete l'antico mito di Osiride, smembrato e disseminato per tutto l'Egitto dal suo malvagio fratello Seth non è che una trasposizione di quanto realmente accadde all'Incomprensibile Assoluto nella notte dei tempi.
    Egli venne a noi per forgiare il nostro spirito e farci evolvere verso la conoscenza e la saggezza, tuttavia, un disastro di proporzioni planetarie, forse una potente eruzione vulcanica, forse l'impatto con un meteorite, lo ridussero ad uno stato dormiente.
    Una sorta di stasi metatemporale.
    Le antiche popolazioni umane, ritrovarono il suo corpo e se ne impossessarono per farne feticci ed amuleti: veri e propri oggetti rituali.
    L'unica cosa che li accomunava era la presenza attorno ad essi di scritte dall'apparenza mistriosa e dal significato oscuro.
    Noi, guidati da questo filo rosso, li abbiamo scovati nei secoli e nei vari continenti per riassemblarli e riportare in vita l'Incomprensibile Assoluto!
    Ora e qui voi assisterete a ciò che nessuno prima credeva possibile!"
    Un'enorme parete della sala si rivelò essere di vetro polarizzato e diventò trasparente.
    Dalla altra parte vi era un corpo acefalo, incartapecorito come quello di una mummia, deposto su un lettino bianchissimo.
    "Capo, a lei l'onore di compiere il nostro destino..."
    "Eh, sì? Che devo fare Oronzo caro...?"
    "Prema il pulsante rosso che sta sforando con la natica destra..."
    "Oh, Che meraviglia!", e con un gesto plaeale l'indice sfiorò il tasto vermiglio.
    Dall'altra parte del vetro un argenteo braccio meccanico scese, con una lentezza che parve infinita a tutti coloro che la guardavano cogli occhi sbarrati e senza quasi respirare, stringendo fra le sue dita meccaniche una testa rinsecchita come il corpo e le cui labbra arricciate lasciavano scoperti dei denti giallastri.
    La testa stava per appoggiarsi proprio là dove un tempo si trovava: sopra le spalle su quel collo reciso...
    Mancavano pochi millimetri al ricongiungimento di quelle parti separate da tempo immemorabile quando, come una cantilena od una preghiera, si levò la voce di Oronzo:
    "Ora possiamo rivolgerci a te col tuo vero nome: salute a te o Rabarbaro!"

  9. #9
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    (8) di Tebe

    Due anni prima
    Amsterdam, 31 ottobre 2033
    h 23 e 12

    Ormai Tebe ne era certa. Qualcuno la stava seguendo. Dal mattino.
    Ma non era qualcuno. Era qualcosa. Un vampiro?
    Non riusciva a capirlo e questo voleva dire solo due cose. O era un succhia molto potente che si schermava benissimo oppure era qualcos'altro. Già. Ma cosa?
    Decise di non uscire dal centro pieno di gente e turisti, una cacofonia colorata e rumorosa. Chiunque fosse non avrebbe tentato di ucciderla o rapirla con così tanti testimoni.
    Gli scontri con i vampiri e similari non erano mai the con le amiche. Enno.
    Si infilò in un bar e ordinò una cioccolata, sedendosi ad un piccolo tavolino poco stabile, in un angolino semi buio. Spalle al muro. Cominciò a fissare la porta del locale.
    Forse doveva chiamare aiuto. Era una Guardiana certo, addestrata a combattere ma...lei non sapeva combattere bene.
    Era davvero sotto la media a calci rotanti e tutte quelle cose che gli altri normalmente facevano solo con il corpo.
    Pure Nausica che aveva qualche problema di coordinazione, menava come un guerriero quasi senza usare la magia.
    Lei invece. Si. Picchiava. Certo. Atterrare un umano non era un grosso problema ma...umani appunto. I succhia erano altro.

    Era tutto tranquillo. Apparentemente. Aveva i brividi.
    E a Praga, non c'era nessun Guardiano.
    Non c'erano Porte da controllare in quel luogo, non aveva nemmeno una storia vampirica o eraniana di rilievo.

    Infilò un dito nella panna montata e se lo portò alla bocca, succhiandolo.
    Ancora niente.
    Solo turisti e giovani.
    A mezzanotte si alzò.
    Ok. Non poteva stare tutta la notte a rimpinzarsi di cioccolata e panna, e quel qualcosa che le stava attaccato al culo non avrebbe mollato. Ormai era evidente.
    Lo scontro. Era. Inevitabile.
    Fece una rapida anamnesi delle difese che aveva e la voce della Gran sacerdotessa le rimbombò in testa.
    Tebe, quelle non sono armi da Guardiano. Sono solo...beauty. Quand'è che cresci? Non perdo le speranze con te.
    Aveva ragione ovviamente. Sulle armi, non sulla crescita. Ma si sarebbe sentita a disagio con fucili a canne mozze nascosti nelle pieghe del tempo o bombe a mano grosse come noccioline in tasca.
    No no. E poi le sue due armi le avevano sempre salvato la vita (certo, insieme ad un bel pò di magia e aiuti fortuiti ma lei era viva. Vivissima)
    Al polso destro portava un sottile, rigido e piatto braccialetto alla schiava, un oggetto magico che faceva uscire quattro stiletti di 15 centimetri affilati come rasoi. Letali.
    E poi la sua arma preferita. Anzi. L'unica sua arma preferita. Le odiava, non nutriva nessun interesse per loro, ma quella le era stata regalata da uno stregone di Era, L'Eremita, un saggio e potentissimo essere magico avvolto da molto mistero.
    ed era stato un onore, che l'aveva anche un pò stupita.
    Appariva come un cilindro d'acciaio, di piccolo diametro, giusto per impugnarlo ma.
    Era una frusta di energia e magia, che bruciava al solo contatto. E non solo.
    Pagò, si attardò a cercare fintamente qualcosa nella borsa e si mischiò all'uscita con un gruppo di ragazzi urlanti.
    Se doveva combattere lo avrebbe fatto.
    Non le piaceva essere preda.

    Ancora niente. Girava da più di un ora ma ancora. Niente.
    La sentiva la presenza, ma non la vedeva e non capiva cosa fosse.
    Decise di spostarsi dal centro. la cosa non era benevola. Avvertiva ondate di...nervosismo? Non lo sapeva e non poteva mettersi in ascolto, sarebbe stato come rivelare in toto la sua presenza.
    Lo avrebbe affrontato.
    Respirò forte mentre scendeva in metropolitana. Sapeva che quella fermata sarebbe stata quasi deserta.
    E infatti. Solo un paio di ubriaconi, qualche tossico e niente altro.
    tebe si portò velocemente davanti al binario, con gli occhi fissi sulle scale mobili che scendevano.
    Poteva arrivare solo da li. Lo avrebbe visto. E lui anche.
    I muscoli cominciarono a tendersi. L'adrenalina scorrere veloce, raggiungere ogni cellula del suo corpo.
    Era pronta. No non è vero. Non lo era. Aveva paura, non molta in verità, ma...
    Aveva. Paura.
    Dalle scale mobili ancora nulla. Scendevano vuote. Intorno solo il sibilo dei motori che le facevano scorrere, un sibilo metallico. Le voci sconclusionate dei due ubriachi. Il silenzio fatto dei tossici che qualsiasi cosa fosse successa non ci avrebbero badato.
    Lui era sopra. Lo sentiva. Stava decidendo se era una trappola?
    Tebe liberò la sua magia. Non aveva importanza se altri vampiri l'avrebbero sentita e individuata. Doveva sapere esattamente con cosa si stava apprestando a combattere.
    Ondate sottili di energia cominciarono ad espandersi nello spazio, oltre il suo corpo. Tebe poteva vederle, onde leggere e invisibili simili a piccole dita che si allungavano, si spandevano, scivolavano veloci sulle scale mobili, risalendo e...
    -Ma cosa cazz...-
    Dolore. Dolore. Dolore.
    Quando la sua schiena colpì il muro di schianto sentì le ossa frantumarsi.
    Urlò di dolore quando toccò il pavimento, come un sacco sbattuto a terra.
    Ansimò alla ricerca d'aria. Era stata scaraventata indietro dalla sua stessa energia. Una rimessa al mittente rabbiosa e potente.
    Tentò di alzarsi. Non ci riuscì. Non poteva avere nulla di rotto ma si sentiva a pezzi. E in bocca il sapore del suo sangue.
    Prese un respiro ma l'aria sembrava ancorarsi in gola.
    Dolore.
    Tra le lacrime fissò le scale mobili.
    Ferme.
    Tentò di alzarsi di nuovo, ignorando il dolore.
    Crollò di nuovo a terra.
    Cazzo cazzo cazzo.
    Poteva chiamare aiuto i suoi sarebbero arrivati in poco ma...non voleva. Non ancora. Prima doveva capire chi fosse e cosa fosse.
    Doveva alzarsi. Si appoggiò alla parete in piastrelle, lurida e fredda della metro e finalmente fu in piedi.
    Si tolse il cappotto e rimase con una semplice maglietta aderente a collo alto, nera e un paio di pantaloni anch'essi neri. . In mano aveva già la sua frusta, anche se immaginava di non avere per nulla l'immagine di un Guardiano cazzuto pronto alla lotta.
    Respirò ancora. Sputò sangue. Andava meglio.
    Le scale ripresero a scendere.

  10. #10
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    (9) di Mille

    Oggi, da qualche parte

    L'Assoluto, di nuovo completo.
    La mummia fu percorsa da un tremito, scariche di energia bluastra la avvolsero saldando tutti i frammenti, la bocca si aprì lentamente come per parlare e vomitò un getto di melma nera.
    Nestor guardò perplesso il suo assistente.
    "Tutto qui?"
    "No...no...non può essere."
    La seconda voce...la stessa di colui aveva pronunciato il nome dell'Incomprensibile dopo secoli di stasi.
    La pozza reagì formando un grumo pulsante, poi due piccoli ali di scarabeo si agitarono fino ad asciugarsi e il ronzio divenne l'unico suono nella stanza. Scattò in un attimo travolgendo Oronzo e scaraventandolo sul tavolo.
    L'uomo provò a lottare contro quell'essere che si ingrandiva e rafforzava sempre di più , lo allontanò abbastanza da vedere una grande bocca che con un ruggito si serrò sulla sua come in un violento bacio di sangue.

    La creatura riconobbe subito il sapore del suo primo pasto dopo la rinascita, un fragile uomo che non si era mai immerso nell'aspra magia respirata dalle fate né aveva mai camminato nella notte eterna dei vampiri.
    Le sue lingue ricoperte di piccoli becchi da calamaro si tuffarono giù per l'esofago e la trachea dell'evocatore, ne riempirono lo stomaco e i polmoni per poi esplodere in tutte le direzioni, divorando muscoli e budella, risucchiando sangue e midollo, tranciando nervi, vene e arterie.
    Le urla di dolore del sacrificio al suo signore diventarono presto un rantolo, la lotta impari lasciò spazio all'agonia mentre la bestia strisciava nella bocca della sua vittima e ne riempiva la pelle. Si avvolse intorno al suo scheletro per usarlo come impalcatura e vide i ricordi del defunto sussurrando un'oscura magia.
    In mezzo a tante perversioni e sogni trovò dei pensieri utili.
    Per quanto quest'uomo avesse abbracciato la giusta fede, come tutti gli altri non vedeva il fermento delle antiche fazioni che si stavano agitando nell'ombra cantando di morte e battaglia.
    Il bagno di sangue che si stava per scatenare aveva un unico scopo, anche se loro non potevano sapere.
    Si eccitò pensando agli scontri aperti e agli agguati silenziosi, ancora una volta guerriera e predatrice, viva.

    Nestor era a terra, sconvolto e ricoperto di vomito.
    "Oronzo?"
    Il famiglio si alzò, nell'aspetto uguale all'uomo che indossava, la sua voce terribile e tagliente.
    "No. Non più Oronzo, sono la serva dell'Assoluto, il mio nome è Mille. Tante volte sono diventata la volontà incarnata dell'Incomprensibile e altrettante volte sono stata portatrice del verbo prima della resurrezione del magnifico Rabarbaro.

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