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Risultati da 1 a 10 di 10

Discussione: Quale tradimento?

  1. #1
    utente divino
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    Quale tradimento?

    Si parla di tradire, di solito nel rapporto di coppia, ma raramente del tradimento in sè!
    Noi subiamo tradimenti di vario genere: da amici dove non essendoci la gelosia il tradimento è diverso e più insopportabile, dalle aspettative della vita che non vengono rispettate, dalle necessità che obbligano a tradimenti di progettualità e prospettive, e dalla quotidianità del lavoro e della vita stessa.
    Rammento una carissima ragazza, malata di linfoma, che scrisse su un forum dicendo che a 30 anni, appena laureata e prossima alle nozze era tradita dalla vita, che le ha negato di poterla vivere!
    Ecco allargherei il senso del tradimento che percepiamo, ma capisco che quello più cocente sembra quello che ci infligge la persona amata! Perchè questo? Cosa rende tanto doloroso questo tradimento, in fondo meno devastante di altri sulla carta?
    Immagino sia la crisi di identità in cui cadiamo quando subiamo un tradimento; non ci sentiamo amati perchè non ci giudichiamo adeguati, ci sentiamo insufficienti e inadatti e quindi chi è meglio o viene giudicato/a meglio ci scippa l'amore di chi vogliamo per noi!
    Tutto si riconduce alla domanda primaria: perchè chi ha molta autostima ed è sicuro si sè in modo consapevole, soffre molto meno in caso di tradimento?
    In fondo noi consegnamo (in latino tradire è tradere = "consegnare") in mano al partner l'affermazione della nostra personalità e della nostra referenzialità affettiva e di stima. Chiaro che se questa viene meno noi entriamo in crisi non perchè l'altro/a abbia scelto una persona diversa da noi, quello accade come in qualunque possibilità di scelta umana, ma perchè il fondamento della nostra costruzione esistenziale è dipendente da quella persona! Questo è l'errore, anzi la costante che dovremmo prendere con meno rigidità.
    Per questo quando il tradimento siamo noi ad infliggerlo cerchiamo tutte le attenuanti possibili più per non avere il peso del malessere dell'altro/a che per vera convinzione del nostro diritto.
    La nostra consapevolezza e il nostro valore non dipende mai dalla persona che ci ama o amiamo, staremmo freschi...........
    Tuttavia quello che vorrei aggiungere e che non mi stanco di sottolineare è che trovo risibile, patetico e infantile la frase "negare l'evidenza"; l'ho detto altre volte, io sopporterei con dispiacere un tradimento, ma me ne farei una ragione, ma non tollererei che in virtù della volia di impunità di un traditore mi si facesse passare anche per imbecille. Questo non lo permetterei a nessuno, figuriamoci a chi non ha neppure i titoli per confutare la verità!
    Accetto contraddizioni ed opinioni divergenti..........astenersi per favore dai corpi contundenti
    Bruja

    p.s. approfitto per mantenere una promessa di chiarimenti circa il mio nick:
    ho scelto bruja, che significa strega in spagnolo, perchè nel periodo più buio della tolleranza, le donne erboriste, medichesse, levatrici e che avevano molte cognizioni scientifiche, se non erano di alto lignaggio, venivano bollate dell'ignorante imperante come streghe e sataniste.........e venivano torturate e costrette all'autodafè ed al rogo da chi per combattere non usava le opinioni ma la ferocia. Per quelle donne ho assunto questo nick che ha un significato ben diverso da quello fmnettistico, seduttivo ed occhieggiante, che spesso viene dato a nick similari....... Anche quelle donne furono tradite dalla società morbosa e ignorante!

  2. #2
    Utente Neofita Oldie
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    IL tradimento è emancipazione.

    Tutti abbiamo tradito, consapevolmente o inconsapevolmente, guai se così con fosse stato.

    La prima disobbedienza ai nostri genitori, è il primo tradimento, ma senza la disobbedienza si rimane ancorati.

    Tradire è rischiare, mettersi in discussione, misurarsi.

    Quello che fa cadere le braccia è che tutto il concetto di tradimento, si riduca all'idea di una volgare scappatella ...

  3. #3
    Utente Leggendario Oldie L'avatar di Old Fa.
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    Trovo che in tutti i tipi di tradimento, ? il vero dolore lo subiamo perchè in fondo siamo stati noi stessi a tradirci ; una spiegazione, ? forse anche per la nostra crisi d?identità in queste circostanze.


    Ci rendiamo conto che il vero tradimento è stato organizzato da altri, ? ma con la nostra stessa partecipazione.

    E? dura scoprire che chi ha giocato contro di te, ? è stato proprio te stesso.

  4. #4
    utente divino
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    Nausica

    Che per sperimentare si debba tradire direi sia azzardato, noi non tradiamo i genitori, semplicemente non ci bastano oltre una certa fase di vita, diverso è il senso di aspettativa tradita che ricevi se hai un progetto binario con una persona che ti ha offerto solidarietà, affetto e grande disponibilità.
    L'alternativa al tradimento è il dialogo................si può conoscere, sperimentare capire ed avere nuove frontiere, senza creare in chi ha fiducia in noi la condizione di sconforto, l'amarezza della doppiezza e dell' ambiguità.
    Crescere non è dissociato da capire e farsi comprendere.
    La più grande emancipazione???
    Potersi permettere la verità sempre e comunque, e questa è anche una forma di libertà interiore.
    Cordialità
    Bruja

  5. #5
    Utente Neofita Oldie
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    Pubblico un articolo, che mi è piaciuto moltissimo.


    Umberto Galimberti: Il tradimento perfetto


    Se il tradimento non è solo un esercizio di sessualità a bassa definizione, io penso che abbia una sua dignità e soprattutto che non debba essere giudicato da figli adulti che, nel condannarlo, pensano di più alla loro quiete perduta che al percorso anche drammatico in cui chiunque di noi, a un certo punto della sua vita, può venirsi a trovare. Tradire un amore, tradire un amico, tradire un'idea, tradire un partito, tradire persino la patria significa infatti svincolarsi da un'appartenenza e creare uno spazio di identità non protetta da alcun rapporto fiduciario, e quindi in un certo senso più autentica e vera. Nasciamo infatti nella fiducia che qualcuno ci nutra e ci ami, ma possiamo crescere e diventare noi stessi solo se usciamo da questa fiducia, se non ne restiamo prigionieri, se a coloro che per primi ci hanno amato e a tutti quelli che dopo di loro sono venuti, un giorno sappiamo dire: "Non sono come tu mi vuoi". C'è infatti in ogni amore, da quello dei genitori, dei mariti, delle mogli, degli amici, degli amanti a quello delle idee e delle cause che abbiamo sposato, una forma di possesso che arresta la nostra crescita e costringe la nostra identità a costituirsi solo all'interno di quel recinto che è la fedeltà che non dobbiamo tradire. Ma in ogni fedeltà che non conosce il tradimento e neppure ne ipotizza la possibilità c'è troppa infanzia, troppa ingenuità, troppa paura di vivere con le sole nostre forze, troppa incapacità di amare se appena si annuncia un profilo d'ombra. Eppure senza questo profilo d'ombra, quella che puerilmente chiamano "fedeltà" è l'incapacità di abbandonare lidi protetti, di uscire a briglia sciolta e a proprio rischio verso le regioni sconosciute della vita che si offrono solo a quanti sanno dire per davvero "addio". E in ogni addio c'è lo stigma del tradimento e insieme dell'emancipazione. C'è il lato oscuro della fedeltà che però è anche ciò che le conferisce il suo significato e che la rende possibile. Fedeltà e tradimento devono infatti l'una all'altro la densità del loro essere che emancipa non solo il traditore ma anche il tradito, risvegliando l'un l'altro dal loro sonno e dalla loro pigrizia emancipativa impropriamente scambiata per "amore". Gioco di prestigio di parole per confondere le carte e barare al gioco della vita. Il traditore di solito queste cose le sa, meno il tradito che, quando non si rifugia nella vendetta, nel cinismo, nella negazione o nella scelta paranoide, finisce per consegnarsi a quel tradimento di sé che è la svalutazione di se stesso per non essere più amato dall'altro, senza così accorgersi che allora, nel tempo della fedeltà, la sua identità era solo un dono dell'altro. Tradendolo l'altro lo consegna a se stesso, e niente impedisce di dire a tutti coloro che si sentono traditi che forse un giorno hanno scelto chi li avrebbe traditi per poter incontrare se stessi, come un giorno Gesù scelse Giuda per incontrare il suo destino. Sembra infatti che la legge della vita sia scritta più nel segno del tradimento che in quello della fedeltà, forse perché la vita preferisce di più chi ha incontrato se stesso e sa chi davvero è, rispetto a chi ha evitato di farlo per stare rannicchiato in un'area protetta dove il camuffamento dei nomi fa chiamare fedeltà e amore quello che in realtà è insicurezza o addirittura rifiuto di sapere chi davvero si è, per il terrore di incontrare se stessi, un giorno almeno, prima di morire, con il rischio di non essere mai davvero nati.


    quest'ultima frase è stupenda ....

  6. #6
    Utente Leggendario Oldie L'avatar di Old Fa.
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    E bravo Umberto Galimberti, ? ha trovato come comunicare al mondo che il tradimento va bene, e non ha nemmeno lesinato sulle scuse ... finendo pure sul "non essere mai nati".


    Mi è piaciuto l?articolo, trovo anche che sia riuscito ad arrampicarsi sui vetri con le sue ?ventose generalizzate?.

    Non so se se questo tipo sia sposato, aderisca ad un partito politico o altro, ? ma immagino che lui trovi una scusa buona per tutte le ?gammellate? che conbina; buon per lui.

  7. #7
    Utente Neofita Oldie
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    Citazione Originariamente Scritto da fa.
    E bravo Umberto Galimberti, ? ha trovato come comunicare al mondo che il tradimento va bene, e non ha nemmeno lesinato sulle scuse ... finendo pure sul "non essere mai nati".


    Mi è piaciuto l?articolo, trovo anche che sia riuscito ad arrampicarsi sui vetri con le sue ?ventose generalizzate?.

    Non so se se questo tipo sia sposato, aderisca ad un partito politico o altro, ? ma immagino che lui trovi una scusa buona per tutte le ?gammellate? che conbina; buon per lui.
    Buon pure per me! visto che condivido ogni singola parola ... ah ah ah

  8. #8
    utente divino
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    Nausica

    Ottimo articolo a cui potrei far seguito con altrettanti di altri psicologi........i quùàali essendo studiosi della psiche tendono sempre a capirne le cinconvoluzioni perchè non hanno una posizione personale ma solo di analisi. Potremmo dire lo stesso dei criminologi.

    In amore vale tutto ed il contrario di tutto.....ma quanto all'ultima frase che tanto decanti.................chi ti dice che non la si sia già ampiamente sperimentata e "digerita", come una pietanza che dopo un po' non ha più segreti e quindi la consumi solo se ti piace?

    Piccola chiosa, è sintomatico che Galimberti abbia titolato l'articolo "il tradimento perfetto"............ questo aggettivo rende accettabile l'articolo nella sua finalità. Diversamente avrebbe scritto il tradimento ed i suoi risvolti!!
    Bruja

  9. #9
    FEDIFRAGO
    Ospite

    Wink

    Davvero notevole la tua analisi, bruja.
    Mi è venuto alla mente il passaggio dell'addomesticamento della volpe nel piccolo principe, quando lei gli sottolinea la responsabilità che si era assunto addomesticandola, ovvero creando una dipendenza.

    In fondo è questo che facciamo nell'affidare ad un altro noi stessi, i nostrti sentimenti.
    Se è vero che, come dicevo in un altro intervento, nell'Amore, quello alto, sublime, davvero con l'A maiuscola, l'altro diviene più importante di noi stessi, in quella situazione provate a pensare a che carico di responsabilità ponete sulla groppa di quella persona.
    C'è da restarne schiacciati, non credete?

    E all'ombra di quella persona ci abituiamo a vivere. Ma se quella persona si sposta, ecco che restiamo abbacinati dall'improvviso lampo di luce che colpisce i nostri occhi.
    C'è chi a questo punto cerca la stessa o una nuova ombra e chi invece pian piano cerca di abituare gli occhi a tanta luminosità e se ci riesce, potrà scorgere colori, forme, profili che prima gli erano negati.
    Certo, se prima era diventata quasi cieca a forza di star in quel cono di buio, può essere che si bruci le retine davanti a una luce improvvisa.

    Per questo consiglio a tutti, da subito, un buon paio di occhiali da sole!! ;-)))



    ps. Quanto al negare l'evidenza che tanto odi, Bruja sei sicura che più che una presa per i fondelli, non sia un attenuare il colpo, spesso invocato proprio dalla stessa vittima?

  10. #10
    utente divino
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    Feddy

    Sì il tuo p.s. è probabile per eccesso, questa forma di scudo buonistico che la pseudovittima potrebbe perfino suggerire ha una sua motivazione che si rinsalda nel'adagio............occhio non vede etc.....
    Quello che posso ammettere ma fatico ad accettare è che tutto quello che accade dentro e fuori dal tradimento debba avere, in entrata ed in uscita, una matrice di occultamento che tenda ad evitare sofferenze inutili.
    Inutili, certo, se si vuole anestetizzare il malessere e continuare in una condizione amorfa, ma è noto che è il bisturi che sana i mali, i cerotti non fermano l'infezione, o se preferite la recidiva.
    Non vorrei apparire settaria, ma io detesto per principio le persone che sono un po' di ogni cosa.............. un po' felici, un po' per bene, un po' bravi coniugi e genitori, un po' buoni lavoratori, un po' buoni amici, un po' di tutto insomma, pronti all'accomodamento relativo, ma che diventano assolutamente fondamentalisti quando si tratta di godere delle passioni più estreme in nome di non si capisce bene quale paura di perdere treni che sembrano imperdibili. Mi ricordano quelli che non studiano tutto l'anno e si presentano all'esame con il Bignami ........ qualche volta funziona ma l'incognita (questa guastafeste) si presenterà puntualmente quando vorrà!
    Guarda posso perfino dirti che invidio più per sorpresa che per ammirazione chi riesce in queste azioni; comprendo che sia difficile rinunciare a sussulti ed emozioni di memoria adolescenziale, tuttavia sarò forse scettica, ma alla generosità umana riconosco il grado che le compete, e abitualmente, chi ama lo fa per reciprocità e se questa viene a mancare va in crisi. Ecco perchè di solito chi dà senza aspettarsi ritorni, è meno schiavo della reciprocità, poichè io credo che dare liberalmente sia una forma molto sofisticata di capacità affettiva e donativa che è scevra da aspettative. Allora quella persona è veramente libera dalle pastoie dei sentimenti dovuti e difficilmente andrà in crisi per l'eventuale mancato ritorno affettivo.
    Saper amare è una ricchezza interiore che non si esaurisce nell'amore bilaterale.
    Che sia per questo che quelli che amano persone lontane, malate, bisognose, insomma gli ultimi della terra, hanno sempre un'espressione serena e luminosa nonostante le brutture che vedono quotidianamente?
    Mi sa che ho sforato con un finale lievemente fuori tema................pazienza, mi scuserete
    Bruja

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