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Risultati da 1 a 10 di 35

Discussione: Ma come si fa?

  1. #1
    alli
    Ospite

    Cool Ma come si fa?

    Mi domando come faccia chi tradisce a convivere con il senso di colpa.
    Ovviamente non parlo dei traditori abituali, o di chi vive vere e proprie storie parallele, presumo che questi ultimi non lo provino affatto o, se mai l'hanno provato, abbiano imparato ad ignorarlo.

    Parlo di chi tradisce e lo confessa, segno evidente che la coscienza rifiuta un comportamento simile e induce a portarlo in superficie per sottoporlo al giudizio di chi ne è stato ignaro oggetto, in modo da ottenere l'assoluzione o la condanna che, in ogni caso, metteranno fine ad una insopportabile lotta interiore.

    Qualora alla confessione segua la condanna, mi chiedo come - al di là del sollievo temporaneo di essersi comunque riallineati con la propria coscienza - ci si possa autoassolvere, non portare comunque a lungo, magari sotto forma di rimpianto, il peso di un'azione che ha portato alla perdita affettiva.

  2. #2
    Non registrato
    Ospite
    dipende da quanto serio è il rapporto di coppia e su cosa si basa quindi il presunto tradimento, se viene vissuto come tale e paradossalmente se viene addirittura accettato da chi "lo subisce", spesso in alcuni casi la confessione è viziata dal gioco che c'è sotto, le sfumature del tradimento come quelle del rapporto di coppia deviano a volte nell'ambiguità.
    Parlo per un'esperienza personale anche se poco chiara, se c'è rispetto e ammirazione non ci dovrebbe essere tradimento e se questo viene confessato significa che c'è l'aspettativa di un effetto

  3. #3
    alli
    Ospite
    Citazione Originariamente Scritto da Non registrato Visualizza Messaggio
    dipende da quanto serio è il rapporto di coppia e su cosa si basa quindi il presunto tradimento, se viene vissuto come tale e paradossalmente se viene addirittura accettato da chi "lo subisce"
    Ovviamente, parlando di senso di colpa e citando il caso in cui alla confessione del tradimento segua la "condanna", escludevo l'ipotesi dell'accettazione da parte di chi lo subisce.
    Diversamente non avrei parlato neanche di perdita affettiva e di possibile rimpianto.


    A parte questo, trovo interessante questo passaggio:

    Citazione Originariamente Scritto da Non registrato Visualizza Messaggio
    spesso in alcuni casi la confessione è viziata dal gioco che c'è sotto...
    se questo viene confessato significa che c'è l'aspettativa di un effetto
    Quale gioco e quale effetto atteso potrebbero esserci?

  4. #4
    utente divino
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    alli

    Citazione Originariamente Scritto da alli Visualizza Messaggio
    Mi domando come faccia chi tradisce a convivere con il senso di colpa.
    Ovviamente non parlo dei traditori abituali, o di chi vive vere e proprie storie parallele, presumo che questi ultimi non lo provino affatto o, se mai l'hanno provato, abbiano imparato ad ignorarlo.
    Parlo di chi tradisce e lo confessa, segno evidente che la coscienza rifiuta un comportamento simile e induce a portarlo in superficie per sottoporlo al giudizio di chi ne è stato ignaro oggetto, in modo da ottenere l'assoluzione o la condanna che, in ogni caso, metteranno fine ad una insopportabile lotta interiore.

    Qualora alla confessione segua la condanna, mi chiedo come - al di là del sollievo temporaneo di essersi comunque riallineati con la propria coscienza - ci si possa autoassolvere, non portare comunque a lungo, magari sotto forma di rimpianto, il peso di un'azione che ha portato alla perdita affettiva.
    Chi tradisce e confessa non sempre lo fa per allinearsi alla propria coscienza che rimorde, ma per scaricare un fardello che diventa troppo pesante per la sua tenuta morale. Se sarà una condanna la risultanza il problema è superato perch non ci sarà praticamente la continuazione della convivenza, diversamente potrà fregiarsi del fatto di aver confessato ed essersi pentito..............e nella nostra cultura cristiana, e un tantino farisaica perchè interessata, ll pentimento ha come seguito il perdono. Peccato che il perdono riguardi la buona volontà non la memoria. I. tradimento non si dimentica e se qualcuno pensa il contrario, viene spesso sconfessato nei termini. Quindi la lotta interiore in chi confessa è già finita, ma comincia quella di dover accettare il malessere di chi tradito/a, inizia a fare i conti con le proprie difficoltà e le proprie insicurezze.
    Il peso vero della propria incapacità di correttezza e coerenza nel rapporto di coppia, lo si porta non confessando, ma espiando interiormente e portando il peso della propria colpa...... va da sè che parliamo di persone consapevoli e sincere, i traditori abituali non hanno di questi problemi, come hai ben detto in precedenza.
    Bruja

  5. #5
    alli
    Ospite
    Citazione Originariamente Scritto da Bruja Visualizza Messaggio
    Chi tradisce e confessa non sempre lo fa per allinearsi alla propria coscienza che rimorde, ma per scaricare un fardello che diventa troppo pesante per la sua tenuta morale.
    Non vedo differenza tra le due cose.
    La coscienza rimorde proprio quando il tradimento è sentito dallo stesso traditore come fardello insopportabile. Da qui la necessità di liberarsene.


    Citazione Originariamente Scritto da Bruja Visualizza Messaggio
    Se sarà una condanna la risultanza il problema è superato perch non ci sarà praticamente la continuazione della convivenza...
    Non necessariamente.
    La coscienza ha una dimensione propria.
    La condanna, la fine del rapporto, potrebbe impedire la pacificazione con se stesso a cui il traditore, confessando, ambiva.


    Citazione Originariamente Scritto da Bruja Visualizza Messaggio
    la lotta interiore in chi confessa è già finita
    Certo, ma restano macerie e vittime.
    Ci si può convivere con facilità?

  6. #6
    utente divino
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    Si può si può e sai perchè?
    Perchè nel momento in cui si confessa si sposta il peso dalle proprie spalle a quelle dell'altro/a, così come la decisione su ciò che sarà o meno il prosieguo del rapporto.

    E da simili "capitani coraggiosi" pretendi che vi possa essere reale coscienza di sè?

  7. #7
    utente divino
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    Citazione Originariamente Scritto da alli Visualizza Messaggio
    Non vedo differenza tra le due cose.
    La coscienza rimorde proprio quando il tradimento è sentito dallo stesso traditore come fardello insopportabile. Da qui la necessità di liberarsene.

    Liberarsene non significa poi preoccuparsi dello sfacelo che si crea nell'animo del/la partner. Non è una questione di coscienza che avverte la non equità dell'azione del tradire, ma un volersi liberare del "corpo del reato"...........è la differenza che intercorre fra un ladro confesso e un ladro che mette la refurtiva in tasche altrui!! C'è differenza....
    eccome !

    Non necessariamente.
    La coscienza ha una dimensione propria.
    La condanna, la fine del rapporto, potrebbe impedire la pacificazione con se stesso a cui il traditore, confessando, ambiva.

    Che la confessione impedisca la pacificazione con sè stessi è piuttosto aleatorio, specie se si è confessato (stragrande maggioranza dei casi) per evitare non solo il peso ma la ulteriore problematica di essere scoperto. Lo si mette sempre in conto e confessare è comunque meno penalizzante che essere scoperti. Diciamo che tu sei per la forma innocentista della confessione, io credo che di innocente non ci sia nulla..... si è tradito e non tanto per mentire ad oltranza, ma per non far pagare ad altri la nostra incongruenza e laq nostra furbesca autoassoluzione, la confessione diventa una specie di inutile tortuta psicologica inflitta a chi ci sta accanto. Esiste solo un caso in cui davvero potrebbe essere produttiva, quello in cui se non si mette mano alla relazione di coppia questa finisca con o senza la confessione, ma siamo su un campo poco percorso dai rei confessi!

    Certo, ma restano macerie e vittime.
    Ci si può convivere con facilità?
    E chi ha mai detto che esista facilità di convivenza dopo un tradimento confessato o scoperto? La verirtà è che il malessere di coppia pare più sopportabile che il malessere univoco sopportato da chi tradisce, da qui la mecessità di confessare. Diversamente la coppia può restare salda nonostante gli attacchi esterni di grandi passioni che di grande hanno spesso la parodia di un nuovo "fidanzamento"...... se questo cessasse l'altra diventerebbe una ulteriore moglie.
    Vedi le macerie e le vittime esistono spesso anche prima del tradimento, solo che esiste un bel sipario dipinto che le nasconde, starebbe ai candidati traditori, prima del misfatto portare a conoscenza dei partners che ci sono seri pericoli per il matrimonio....... quindi che poi, dopo aver risolto le proprie embizioni pruriginose, si confessi mi lascia piuttosto restìa a dare a questo atto una connotazione salvifica..... non è un atto fatto per rispetto dell'altro ma per rimorso (e non raramente) o tornaconto personale. Esiste anche il messaggio subliminale "attenzione ho tradito e potrei rifarlo se non avrò le attenzioni che desidero".... La confessione è una faccenda complicata da analizzare, e la coscienza è sola uno dei risvolti possibili!

    Bruja

  8. #8
    alli
    Ospite
    Citazione Originariamente Scritto da trottolino Visualizza Messaggio
    Si può si può e sai perchè?
    Perchè nel momento in cui si confessa si sposta il peso dalle proprie spalle a quelle dell'altro/a, così come la decisione su ciò che sarà o meno il prosieguo del rapporto.

    E da simili "capitani coraggiosi" pretendi che vi possa essere reale coscienza di sè?
    No, non lo pretendo, ma un conto è esser capaci di assumersi la responsabilità di un'azione e di una decisione, altro è sentirsi in colpa.
    La coscienza della "colpa" può averla anche un bambino che sa di aver infranto una "regola", non è necessario un alto livello di consapevolezza o maturità.

    Ad ogni modo, pensi che siano più "coraggiosi" quelli che tradiscono e lo tacciono togliendo al tradito la possibilità di scegliere, assumendosi (si fa per dire) la responsabilità di decidere per lui e tenendo il tapino in uno stato di inconsapevolezza?
    E' più coraggioso non mostrare la propria faccia?

  9. #9
    alli
    Ospite
    Citazione Originariamente Scritto da Bruja Visualizza Messaggio
    Liberarsene non significa poi preoccuparsi dello sfacelo che si crea nell'animo del/la partner. Non è una questione di coscienza che avverte la non equità dell'azione del tradire, ma un volersi liberare del "corpo del reato"...........è la differenza che intercorre fra un ladro confesso e un ladro che mette la refurtiva in tasche altrui!! C'è differenza.... eccome !
    Non ne sono certa.
    Se la coscienza non avvertisse la non equità dell'azione, si riuscirebbe a tacere facilmente. L'autodenuncia è la conseguenza di un comportamento che non è in linea con il proprio essere abituale. Non a caso i traditori seriali o di lunga data, reggono benissimo "il doppio gioco" e non lo lasciano trapelare in alcun modo.


    Citazione Originariamente Scritto da Bruja Visualizza Messaggio
    Che la confessione impedisca la pacificazione con sè stessi è piuttosto aleatorio, specie se si è confessato (stragrande maggioranza dei casi) per evitare non solo il peso ma la ulteriore problematica di essere scoperto. Lo si mette sempre in conto e confessare è comunque meno penalizzante che essere scoperti. Diciamo che tu sei per la forma innocentista della confessione, io credo che di innocente non ci sia nulla..... si è tradito e non tanto per mentire ad oltranza, ma per non far pagare ad altri la nostra incongruenza e laq nostra furbesca autoassoluzione, la confessione diventa una specie di inutile tortuta psicologica inflitta a chi ci sta accanto.
    Non credo di avere una visione innocentista della confessione, quest'ultima non cancella il "reato" che rimane pur sempre il fulcro dell'analisi.
    Diciamo che sto cercando di capire quanto ed in che termini la confessione possa alleggerire la coscienza chi ha tradito, o se possano comunque restare nel suo animo le "macerie e le vittime" che ha comunque provocato.
    Ed era di questa convivenza che parlavo, una convivenza intima.

    Riguardo al timore di essere scoperti, quando a breve distanza dal "misfatto" si modifica il proprio comportamento in maniera plateale in modo da indurre il partner al sospetto per poi giungere a confessare, penso proprio che questo timore sia da escludere e ci sia invece la precisa volontà di essere scoperti.


    Citazione Originariamente Scritto da Bruja Visualizza Messaggio
    Esiste anche il messaggio subliminale "attenzione ho tradito e potrei rifarlo se non avrò le attenzioni che desidero"
    Nella mia esperienza mi è parso di scorgere questo messaggio, ma l'ho percepito come un ricatto stupido, meschino ed infantile, al quale ovviamente non ho dato alcun seguito.

  10. #10
    utente divino
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    alli

    Citazione Originariamente Scritto da alli Visualizza Messaggio
    Non ne sono certa.
    Se la coscienza non avvertisse la non equità dell'azione, si riuscirebbe a tacere facilmente. L'autodenuncia è la conseguenza di un comportamento che non è in linea con il proprio essere abituale. Non a caso i traditori seriali o di lunga data, reggono benissimo "il doppio gioco" e non lo lasciano trapelare in alcun modo.

    Non parlavamo di traditori seriali che hanno ben altre connotazioni e menefreghismi




    Non credo di avere una visione innocentista della confessione, quest'ultima non cancella il "reato" che rimane pur sempre il fulcro dell'analisi.
    Diciamo che sto cercando di capire quanto ed in che termini la confessione possa alleggerire la coscienza chi ha tradito, o se possano comunque restare nel suo animo le "macerie e le vittime" che ha comunque provocato.
    Ed era di questa convivenza che parlavo, una convivenza intima.

    La confessione è un altro modo di scoprire un tradimento, per quel che ho visto e sentito sull'argomento non è oggetto di particolari differenze salvo il fatto che è denunciato e non scoperto. Il prosieguo della fase post tradimento dipende molto dai caratteri..... e dal rapporto che in precedenza si aveva, o almeno che si credeva di avere.

    Riguardo al timore di essere scoperti, quando a breve distanza dal "misfatto" si modifica il proprio comportamento in maniera plateale in modo da indurre il partner al sospetto per poi giungere a confessare, penso proprio che questo timore sia da escludere e ci sia invece la precisa volontà di essere scoperti.

    Certo che accade anche di avere la precisa volontà, ma a volte sai come la giustificano? "Volevo che tu ti accorgessi che c'era qualcoisa che non andava..........." ammesso che ci fossero cose che non funzionavano esiste giustificazione più trita?

    Nella mia esperienza mi è parso di scorgere questo messaggio, ma l'ho percepito come un ricatto stupido, meschino ed infantile, al quale ovviamente non ho dato alcun seguito.
    Sarà stupido e meschino e non gli avrai dato seguito ma è il fatto che discutevamo non le reazioni allo stesso. E comunque ciò che è valutato di basso livello dall'esterno è spesso utilizzato perchè non si sanno trovare o portare giustificazioni più argomentate o attendibili. La solita storia insomma del sordo a cui diventa difficile incolparlo di sordità, e stiamo parlando di sordità reale non fittizia ovviamente. Ognuno dà quello che riesce ed è in grado di produrre.
    Quanto sarebbe preferibile innamorarsi di persone che abbiano affinità elettive reali, e non quelle superficiali buone per la passione, ci eviteremmo una volta decantata la storia di confrontarci con chi non è all'altezza "dell'altezza" in cui avevamo posto la storia.
    Bruja

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