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Discussione: Orgoglio: storia del matrimonio di Elisabetta e Gabriele

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    Egocentrica non in incognito L'avatar di Tebe
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    Orgoglio: storia del matrimonio di Elisabetta e Gabriele

    Elisabetta e Gabriele si sono conosciuti molto giovani.
    Per lei il primissimo amore, quello devastante, quello che ti fa dimenticare tutto, anche di mangiare, quello che pensi durerà tutta la vita, bello come il primo giorno.
    Per lui, molto più scafato e soprattutto molto donnaiolo, anche. Si. Era amore.
    Lei era proprio la brava ragazza. Non solo di nome ma anche di fatto. Una brava ragazza non timida, un grillo salterino sempre sorridente. Sempre in movimento.
    Poi era piccolina e rotondetta, e quel viso sempre allargato in un sorriso era.
    Irresistibile.
    Per lui che aveva sempre frequentato donne sveglie, più in linea con quello che era, fu un colpo di fulmine. La vide e disse. Mia.
    Le cose però non furono semplici. I genitori si misero di mezzo. Quel matrimonio non lo volevano per un sacco di ragioni.
    Lei pestò i piedi dicendo che non avrebbe finito il liceo se le avessero impedito di frequentare Gabriele.
    Gabriele, più grande e con un carattere non da bravo ragazzo, mostrizzò a prescindere i suoi.
    L'ebbero vinta.
    Si sposarono con tutti i sacri crismi.
    Le famiglie organizzarono un matrimonio alla Dallas, dove gli sposi non ebbero diritto di parola su nulla.
    Elisabetta nemmeno sul suo abito da sposa.

    Il primo anno fu difficile.
    Lei fu catapultata in una realtà fatta di casa da tenere e marito da curare, quando le sue amiche di sempre invece decidevano che scarpe mettere per andare a ballare.
    Lei anche decideva che scarpe mettere, ma per andare a convegni. Feste mirate, dove non si poteva certo fare troppo la frilli, perchè la moglie di, non poteva farlo.
    Non aveva nemmeno vent' anni.

    Si mise d'impegno.
    Soffocò la sua allegria contagiosa, perchè "non stava bene", ma non in casa.
    In casa contava il pensiero libero.
    Imparò a cucinare.
    Imparò a vivere in aperta campagna senza nulla intorno per chilometri, in una casa dove si sentiva l'eco e le amiche per andarla a trovare dovevano prendere una guida sherpa e pregare che non succedesse nulla.
    Un anno dopo ebbero la prima figlia.
    Lei non si sentì subito madre. Non poteva.
    Stava appena prendendo le misure di un matrimonio. Di una casa. Di una vita diversa ed ecco che.
    Una bimba.
    Dopo la bimba altri figli.
    Lei appena sopra i vent'anni.
    Gabriele in piena carriera.
    Poche notti a casa, sempre in viaggio.

    Gabriele non era un uomo affettivo. Era un uomo di fatti.
    Pochi ti amo. Poche carezze. Un egocentrismo a mille, che la luce fotonica di Goldrake era un cazzo a luminosità.
    Elisabetta non capiva.
    Non capiva perchè la stessa carezza data ai figli non potesse essere data a lei.
    Perchè?
    Non capiva perchè Gabriele appena arrivava a casa non si toglieva nemmeno il cappotto e andava subito dai figli, a mostrizzarli ironicamente, a sbaciucchiarli con il bacio a divoro finito con un piccolo morso e poi dire Se non avete fatto i compiti o avete fatto arrabbiare la mamma vi faccio a tutti una gastroscopia
    Mentre a lei un semplice Ciao Eli tutto bene oggi?

    Smisero di comunicare.
    Lei sempre più noiosa. Lui sempre più assente.
    In un crescendo.

    Poi ad Elisabetta arrivò una telefonata. Una collega del marito con cui ogni tanto si vedeva per andare a prendere un caffè.
    La collega del marito le comunicò che la signora Alessandra era l'amante di Gabriele, da parecchio. Non solo. Ma alessandra pensava di lasciare marito e figli.

    Elisabetta sapeva che Gabriele la tradiva. E Alessandra non era la prima anche se era la prima che indubbiamente aveva colpito il cuore di Gabriele.
    Non era mai stato fedele lui. E non faceva mistero della sua inclinazione.
    Ma Alessandra era troppo. Era troppo soprattutto perchè lei e il marito erano una specie di amici di famiglia lavorativi.
    I loro figli giocavano insieme.
    Elisabetta, pur essendo "amiche" (pur non frequentandosi mai da sole), aveva sempre avvertito una specie di complesso di inferiorità verso Alessandra perchè Ale era alta. Magra. Una rossa naturale dalla lunga chioma liscia davvero di un colore strepitoso. Era in carriera ma senza avere l'aggressività tipica. Sorrideva sempre ed aveva una pazienza infinita con bimbi e adulti.
    Anche Elisabetta era bella. Ma non alta. Non slanciata. Era una miniatura burrosa.
    E in confronto alla Ale si sentiva anche inferiore. Più stupida.

    Grazie all'intervento della simpatica lingualingua, Elisabetta scoprì quel tradimento e fece un casino.
    telefonò immediatamente al marito di lei, mettendolo al corrente della tresca schifosa, scoprendo che lui già sapeva e aveva deciso di non vedere. Che lo facesse anche lei.
    poi chiamò Alessandra e le urlò con quanto fiato aveva in gola quanto era troia.
    Poi chiamò la sua famiglia e da li intervennero tutti in un circolo devastante di
    Te l'avevo detto! Non dovevate sposarvi!
    Vecchi rancori mai sopiti esplosero come un big bang infernale.
    Gabriele tentò di far ragionare Elisabetta.
    Ok, ho fatto una troiata, non ti è mai mancato nulla, adesso i figli sono quasi grandi io rallento il ritmo, ce la stiamo per godere.
    Lei gli voleva credere. Amava quell'uomo come il primo giorno, e sapeva che non sarebbe mai stato diverso da quello che era sempre stato da subito, ma...


    Decise di fargli prendere paura. Decise che avrebbe ascoltato solo l'orgoglio e lui avrebbe dovuto pregarla di stare con lei. Avrebbe dovuto strisciare come un merdoso verme ferito. Avrebbe dovuto flagellarsi e ferirsi.

    Si scelse un avvocato squalo e fece mandare una lettera di separazione all'inconsapevole Gabriele.
    Nella sua testa era un piano perfetto.
    Appena lui l'avrebbe ricevuta si sarebbe spaventato e le avrebbe detto mille volte ti amo, e li sarebbe cominciato lo strisciamento, con tanto di stracciamento in mille pezzi della missiva dell'avvocato.

    Gabriele ricevette la lettera qualche giorno dopo. La lesse in silenzio.
    Si concesse qualche minuto poi la guardò.
    -Vuoi davvero questo?-
    No. Lei non voleva quello. Ma era in modalità orgogliosa e quindi. Rispose.- Si.-

    Cominciò una guerra senza esclusioni di colpi. Il tutto si trasformò in una giudiziale con tanto di carabinieri e restrizioni varie perchè dopo che Elisabetta aveva detto orgogliosamente si, voglio la separazione, entrò anche lui in quella modalità.
    E Gabriele in modalità orgoglio, era molto più pericoloso di Elisabetta.

    Nelle prime fasi, se l'orgoglio non li avesse fatti impazzire, qualcosa di recuperabile forse c'era. Magari non tanto da evitare una separazione alla fine, ma sicuramente buona parte del merdaio successivo si sarebbe evitata.

    In questo caso l'orgoglio ha distrutto non solo la famiglia di Gabriele ed Elisabetta.
    Ha distrutto anche rapporti parentali e amicali.
    Ha lasciato davvero il vuoto intorno.

    Non so come sarebbe andata a finire fra loro se quel si, mi voglio separare fosse stato un più vero
    Si, vorrei separarmi, ma adesso è tutto troppo. Tu mi devi aiutare a superare. Mi devi aiutare a sceglierti ancora. Io vorrei separarmi, ma ti amo. Che non è il sentimento principale ora, ma c'è e non posso negarlo. Aiutami a ritrovare me. E poi noi.

    Gabriele ed Elisabetta giudico avessero entrambi l'intelligenza per non cadere nella trappola dell'orgoglio, ma invece si sono fatti divorare da lui. E non ha lasciato nemmeno le ossa.
    Si è triturato tutto.

    Sono passati più di vent'anni da quella separazione, ancora oggi non si nominano, dalle loro bocche esce ancora un astio e un veleno che intossica chiunque ascolti.
    Ancora accecati.

    Rendo chiusa la discussione perchè non è una discussione. Non c'è nulla da discutere. E' solo una storia da leggere nata dal 3d di Ocean sul perdono.

    Ovviamente Elisabetta e Gabriele sono i miei genitori e ognuno ne tragga cosa vuole.
    Ultima modifica di Tebe; 02/02/2013 alle 16:41

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